fbpx Mappato il DNA del melo | Scienza in rete

Mappato il DNA del melo

Primary tabs

Read time: 1 min

L'intero DNA del melo è stato definitivamente mappato. Il lungo lavoro, opera di un team di ricercatori provenienti da diverse nazioni, verrà pubblicato a breve nel numero di ottobre della rivista Nature Genetics. Coordinatori dello studio sono stati gli esperti della fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario di San Michele all'Adige di Trento.

La mappatura dell'intero genoma ha rivelato la presenza di 57 mila geni, un numero elevatissimo per un genoma di pianta. Tra questi sono stati individuati ben 992 geni responsabili della resistenza alla malattie da parassiti. Il sequenziamento ha così consentito ai ricercatori di aumentare le conoscenze sulla pianta. Caratteristiche nuove che potrebbero poi generare importanti ricadute nella produzione dei frutti.

Uno degli obiettivi per il prossimo futuro è infatti quello di migliorare geneticamente la pianta di melo per renderla capace di difendersi dagli attacchi di parassiti e insetti, riducendo così l'utilizzo degli antiparassitari. Il miglioramento genetico non è però da confondere con gli OGM. Attraverso la conoscenza dei 57 mila geni che compongono il DNA del melo sarà possibile infatti stabilire le caratteristiche delle diverse piante per realizzare così degli incroci che migliorino le caratteristiche produttive.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Biologia

prossimo articolo

Farmoplant, 38 anni dopo: memoria, salute e bonifiche ancora in cammino

Lo stabilimento di Avenza nel 1945

L’esplosione del 17 luglio 1988 nello stabilimento di Massa resta un caso di riferimento per lo studio del rapporto tra inquinamento e malattie. I dati più recenti confermano un quadro sanitario dell’area ancora critico, mentre il risanamento dei terreni procede lentamente. Il progetto SINTESI prova ora a costruire un percorso condiviso tra istituzioni e cittadinanza.
Nell’immagine Lo stabilimento azoto ad Avenza - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stabilimento_Azoto_Avenza_1945.jpg
 

Ancora il ricordo di un disastro industriale, da tenere a mente, dopo quello di Seveso, per costruire conoscenze su ambiente e salute e conservare memoria di chi più ha sofferto e pagato, in quel momento e dopo, in uno dei luoghi dove l’ingiustizia ambientale ha lasciato il segno.