fbpx Lo scherzetto di BaBar | Page 8 | Scienza in rete

Lo scherzetto di BaBar

Primary tabs

Read time: 2 mins

L'analisi dei dati raccolti dall'esperimento BaBar mostrerebbe una possibile sbavatura nel modello standard: un particolare tipo di decadimento di una particella si verificherebbe più spesso di quanto previsto dalla teoria.

BaBar è una tra le più importanti collaborazioni internazionali che si occupano di fisica delle particelle (coinvolge circa 500 fisici teorici) e il suo nome, che chiama in causa l'elefantino caro ai bambini, deriva dal nome del mesone B e di quello della sua antiparticella (detta in gergo B-bar). L'esperimento, situato presso lo SLAC National Accelerator Laboratory e coordinato dalla Stanford University, ha raccolto i dati di collisioni ad alta energia tra particelle subatomiche dal 1999 al 2008 e l'analisi dei dati continua tuttora.

L'ultimo risultato in ordine di tempo è quello presentato alla conferenza internazionale di fisica teorica tenutasi a Hefei, in Cina, e proposto per la pubblicazione su Physical Review Letters. Da questa analisi emergerebbe che un particolare tipo di decadimento del mesone B-bar in un mesone D, un antineutrino e un leptone tau (in gergo: B to D-star-tau-nu decay) avverrebbe con più frequenza di quanto previsto dal modello standard.

Benché i dati che fanno da base allo studio siano molto più sensibili di quelli utilizzati in precedenti studi sullo stesso decadimento, non sono ritenuti ancora sufficienti per annunciare una falla nel modello standard. Secondo i ricercatori, bastano comunque a sottolineare che non tutto fila liscio in quel modello. “Se tale eccesso venisse confermato – ha sottolineato Abner Soffer (Tel Aviv University), coordinatore di BaBar – sarà davvero eccitante immaginare cosa ne potrà derivare.

Per approfondimenti: STFC - SLAC - Research paper (arXiv)

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Una persona che indossa un esoscheletro a fianco di una fisioterapista in un laboratorio di analisi del movimento

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.

«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.