fbpx L'inquinamento urbano aumenta il rischio di infarto | Page 13 | Scienza in rete

L'inquinamento urbano aumenta il rischio di infarto

Primary tabs

Read time: 2 mins

L'esposizione prolungata all'inquinamento atmosferico non incide solo sulla mortalità, ma ha un effetto anche su eventi coronari, come l'infarto e l'angina. A dirlo sono i dati di uno studio appena pubblicato sul British Medical Journal, coordinato dal Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio e parte del più ampio progetto ESCAPE (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects) che ha analizzato l'effetto dell'esposizione all'inquinamento, in particolare quello urbano prodotto dalle emissioni più comuni, soprattutto ossido d'azoto e particolato, derivante dal traffico veicolare, dalle industrie e dal riscaldamento domestico: a un incremento  di 10 µg/m3 nella media annuale di esposizione a questo tipo di inquinanti, anche al di sotto dei limiti imposti dalle vigenti norme europee sulla qualità dell'aria, il rischio di contrarre attacchi cardiaci sale del 12%.

Questo risultato - che si aggiunge ad altre recenti analisi dello studio ESCAPE su mortalità e tumore al polmone - rappresenta un elemento di preoccupante novità, indicando come l'incidenza sulle malattie cardiovascolari sia stata finora di gran lunga sottostimata.
Partendo dai dati già disponibili da ESCAPE sull'esposizione all'inquinamento, lo studio si basa su un campione eccezionale per grandezza e quantità: su 11 coorti distribuite in 7 città di 5 paesi europei, i ricercatori hanno esaminato l'esposizione agli inquinanti più comuni di più di 100.000 soggetti, utilizzando uno strumento di elaborazione statistica messo a punto da ESCAPE, che tiene conto anche di diverse variabili socio-demografiche e fattori di rischio dovuti allo stile di vita specifico di singole comunità (status sociale, educazione, dipendenza da fumo). Per l'Italia, lo studio ha interessato un campione di 140.000 persone tra le coorti di Roma e Torino, con il coordinamento del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio e della Città della Salute di Torino.
In un periodo di monitoraggio che va dal 1997 al 2007, a più di 5000 partecipanti può essere associato un evento di infarto o ospedalizzazione per angina instabile, con una sostanziale omogeneità tra le città monitorate. Tra gli inquinanti, il particolato risulta essere il più dannoso (sia PM2.5 che PM10), con un aumento del rischio del 13% per il solo PM2.5 a fronte incrementi di concentrazione di 5 sulla media annuale.

Sebbene tenga conto principalmente di una stima all'interno di contesti urbani, dove il livello di inquinamento è particolarmente elevato, lo studio rappresenta un importante, ulteriore, sollecito a rivedere e migliorare le norme che regolamentano la qualità dell'aria in Europa, in debito anche con i limiti dell'OMS: " L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) propone come Linea Guida 10 µg/m3 (il limite annuale europeo è 25 µg/m3)e i nostri risultati supportano l’idea che avvicinandoci a questo target si potrebbero raggiungere grandi benefici per la salute delle persone”, ricordano gli autori.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Studio ESCAPE

prossimo articolo

Chi controlla gli oceani? La battaglia per le boe del clima

foto dell oceano pacifico

Mentre un nuovo episodio di El Niño prende forma nel Pacifico tropicale, negli Stati Uniti si è consumato uno scontro politico attorno alla rete di boe oceanografiche che monitora correnti, temperature e salinità degli oceani. I dati raccolti sono fondamentali per studiare fenomeni come l'AMOC, prevedere eventi estremi e valutare gli effetti del riscaldamento globale. Il Senato ha fermato in extremis lo smantellamento voluto dall'amministrazione Trump.

Mentre un nuovo ciclo di El Niño sta iniziando, la comunità scientifica si chiede quale sarà la sua intensità in un mondo con gli oceani sempre più caldi. 


Anomalie delle temperature del Pacifico nella zona equatoriale collegate al fenomeno El Niño, l'8 giugno 2026. Crediti: NASA Earth Observatory/Lauren Dauphin