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Lincei e CNR: giornalismo e cultura scientifica in Italia

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Una giornata di studio su “Giornalismo e cultura scientifica in Italia” organizzata dall’Accademia dei Lincei e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche si terrà martedì 12 novembre  ai Lincei.
L’elenco dei casi di disinformazione scientifica in Italia comincia a essere eccessivo - fanno notare gli organizzatori - considerando soltanto l’arco di tempo che va dal caso Di Bella a quello più recente e drammatico di Stamina, si è passati attraverso la messa al bando degli ogm di interesse agroalimentare, a leggi che impongono contro la lettera stessa della Costituzione pratiche cliniche rischiose per la salute dei pazienti (es. Legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita) fino alle modifiche apportate alla legge che recepisce la direttiva europea sulla sperimentazione animale.
Alla base di tutto questo c’è un preoccupante analfabetismo scientifico della popolazione, come ci hanno ricordato di recente i dati OCSE,  che colpisce purtroppo anche la classe dei politici chiamati a decidere su questioni di cui non hanno alcuna conoscenza, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Da molti anni la classe politica e dirigente italiana non riesce a esprimere scelte in materia di finanziamento e indirizzo della ricerca e dell’innovazione, all’altezza del ruolo cui il Paese aspira nel quadro delle sfide economiche e politiche mondiali.
Occorre ricreare nella società una cultura scientifica e per questo un ruolo determinante deve essere svolto assieme con la comunità scientifica anche dai media e dalla comunicazione giornalistica. 

In allegato il programma dell'evento

Accademia dei Lincei

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Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.