fbpx La lezione di Fukushima | Page 12 | Scienza in rete

La lezione di Fukushima

Primary tabs

Read time: 2 mins

Pubblicato dal MIT un accurato rapporto che, analizzando il disastro innescato a Fukushima dal sisma del marzo scorso, evidenzia gli insegnamenti che si possono trarre.

Tra le scelte che andrebbero riviste, stando al team degli otto esperti del NSE (Department of Nuclear Science and Engineering) del MIT coordinati da Jacopo Buongiorno, vi sono certamente quelle riguardanti i generatori di emergenza. Per evitare quanto accaduto all'impianto di Fukushima sarà opportuno d'ora in poi prevedere la costruzione di almeno due sistemi indipendenti localizzati in due distinte strutture: una collocata in luogo elevato per evitare gli effetti di una inondazione e l'altra in luogo sotterraneo, protetta dal rischio di un impatto aereo.

Andrebbe inoltre rivista la progettazione stessa degli impianti, lasciando molto più spazio tra gli edifici che ospitano i reattori. Si eviterebbe in tal modo che l'accidentale esplosione in uno di essi possa coinvolgere anche quelli adiacenti.

Secondo Buongiorno e collaboratori, infine, andrebbe dedicata maggiore attenzione all'aspetto della comunicazione con il pubblico. Il team del MIT suggerisce a tal proposito che, nel comunicare i rilasci radioattivi, anziché impiegare le unità di misura tecniche – poco note al grande pubblico – sarebbe meglio fare riferimento ai livelli naturali di radioattività.

Potrà sembrare ovvio e banale, ma tra le raccomandazioni che emergono dallo studio del MIT leggiamo anche l'assoluta necessità di evitare regioni sismiche o località in prossimità delle coste e, nel caso di impianti già realizzati, rivedere con cura ogni misura di sicurezza. Fukushima e i suoi insegnamenti, insomma, non devono cadere nel vuoto.

MIT - MIT Report

Autori: 
Free tag: 
Nucleare

prossimo articolo

Le dighe non sono più quelle di una volta: la super-diga cinese

fiume tsangpo

La costruzione della super-diga cinese sul fiume Yarlung Tsangpo in Tibet è un modo per riflettere sull’inevitabilità delle grandi opere, anche quando dovrebbero servire ad alleggerire i danni all’ambiente. Ovviamente non c’è nulla di inevitabile. Non sta scritto da nessuna parte che per fare energia idroelettrica si debba per forza sterminare una riserva naturale, far sfollare milioni di persone e ridurre alla sete la popolazione a valle.

Immagine: Canyon del fiume Yatlung Tsangpo. Di mayanming, CC BY-SA 3.0

Nel luglio 2025 il primo ministro cinese Li Qiang ha inaugurato il cantiere di quella che diventerà la più grande centrale idroelettrica del mondo, Medog, sul fiume Yarlung Tsangpo in Tibet, un progetto approvato da anni ma finanziato in via definitiva solo nel dicembre 2024.