fbpx Lenti per raggi gamma | Page 3 | Scienza in rete

Lenti per raggi gamma

Primary tabs

Read time: 2 mins

Finora si pensava che deviare il percorso della radiazione gamma fosse impossibile, ma un team franco-tedesco è riuscito per la prima volta nell'impresa inaugurando una nuova stimolante stagione dell'ottica.

Dietrich Habs (Ludwig-Maximilians-Universität München) e il suo team hanno utilizzato i neutroni prodotti dal reattore di ricerca dell'Institut Laue-Langevin di Grenoble per generare un fascio di raggi gamma con energia superiore ai 700 keV opportunamente collimati. Metà di questo fascio era inviato direttamente verso uno spettrometro, mentre l'altra metà doveva prima attraversare un prisma di silicio. Come riportato su Physical Review Letters, questo secondo fascio, con grande sorpresa dei ricercatori, risultava deviato di un milionesimo di grado rispetto all'altro.

Benché il processo che ha originato questa deviazione non sia ancora assodato, Habs e colleghi ritengono sia da imputare a effetti quantistici nel nucleo degli atomi di silicio. Qui si sarebbero generate coppie virtuali di elettroni e antielettroni responsabili della leggera deviazione del fascio di raggi gamma. Già si ipotizza che, utilizzando materiali con nuclei di maggiori dimensioni, si possa rendere ancora più efficiente la deviazione costruendo vere e proprie lenti per la radiazione gamma.

Ma quale sarebbe l'impiego di simili dispositivi? Assisteremmo sicuramente a nuovi sviluppi nelle tecniche di medical imaging, ma si potrebbero anche costruire rilevatori per scovare materiale nucleare illecito. La possibilità di focalizzare fasci gamma e usarli per “far evaporare” protoni o neutroni potrebbe infine permettere di trasformare gli scarti nucleari in elementi non radioattivi. Una prospettiva niente male.

Science Now

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

I matematici artificiali sono arrivati, li aspettavamo da un secolo

Nel giro di quattro giorni sono arrivate due notizie clamorose dal mondo dell’intelligenza artificiale applicata alla matematica: la formalizzazione completa della dimostrazione dell’“ultimo teorema di Fermat” e la soluzione (attualmente ancora da verificare) di un “problema del millennio” relativo alle equazioni di Navier–Stokes. Molte le reazioni, dall’entusiasmo dei tecno-ottimisti, alla paura dei tecno-pessimisti, fino alla preoccupazione di chi sostiene che l'interesse delle compagnie di IA alla soluzione dei grandi problemi aperti eroda gli aspetti culturalmente più rilevanti della ricerca matematica. Sono tutte reazioni comprensibili, e a parere dell'autore alcune sono anche molto ben motivate. Eppure, che le macchine contribuiscano in modo decisivo a dimostrare teoremi non dovrebbe sorprendere più di tanto. Per oltre un secolo, una piccola ma molto motivata comunità di matematici, e poi di logici e infine di informatici teorici, ha coltivato proprio questo sogno, oggi diventato realtà grazie al progresso tecnologico e a investimenti senza precedenti. (Illustrazione realizzata con strumenti di intelligenza artificiale generativa).

Nei primi giorni di settembre 2026, due annunci hanno dato l’impressione che il futuro della matematica fosse arrivato tutto d’un colpo[1].