fbpx Le demenze senili aumentano invecchiando, anche in tarda età | Page 18 | Scienza in rete

Le demenze senili aumentano invecchiando, anche in tarda età

Primary tabs

Read time: 3 mins

In Italia sono più di 1,3 milioni le persone affette da demenze, due terzi dei quali con più di ottant’anni, spesso ‘invisibili’ negli studi su queste patologie.

Sull’autorevole rivista scientifica Alzheimer’s & Dementia, pubblicazione di riferimento nell’ambito dello studio delle demenze, sono stati pubblicati i risultati di uno studio condotto dal Laboratorio di Neuropsichiatria Geriatrica dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e finanziato dalla Fondazione Italo Monzino, che ha coinvolto oltre 2.500 ultraottantenni della Provincia di Varese.
I risultati dello studio hanno mostrato come nei grandi anziani i tassi di prevalenza della demenza, pur non aumentando esponenzialmente, continuino a crescere gradualmente con l’età, anche nelle età più avanzate, e non tendano a stabilizzarsi o addirittura a diminuire come era stato ipotizzato. La demenza sembrerebbe dunque più un processo associato all’invecchiamento (aging-related) che una patologia associata a una certa età (age-related).
Dallo studio è emerso che circa un quarto degli ultraottantenni è affetto da demenza, per lo più di grado moderato e grave. Il calcolo di tassi di prevalenza più accurati nei grandi anziani ha consentito di ristimare il numero globale degli affetti da demenza presenti attualmente in Italia a oltre 1.300.000 individui, più di due terzi dei quali ha ottanta o più anni; una proporzione questa destinata ad aumentare notevolmente nei prossimi decenni (nel 2050 saranno circa 2.900.000 gli individui con demenza, l’80% circa dei quali avrà 80 o più anni di età).
Lo studio, condotto porta-a-porta, sulla prevalenza, l’incidenza, i fattori di rischio e la storia naturale delle demenze e dei deficit cognitivi associati all’invecchiamento, ha riguardato una popolazione di anziani di 80 o più anni di età residente in otto comuni contigui della provincia di Varese e, al fine di arrivare a stime attendibili anche nelle classi di età estreme, l’indagine è stata successivamente estesa a tutti i centenari residenti nella provincia di Varese (quasi 270 persone).
La ricerca, partita nel 2002, aveva come presupposto che, pur essendo quello degli over 80, il segmento della popolazione anziana che proporzionalmente cresce di più, risulta, però, sistematicamente esclusa o sottorappresentata non solo negli studi clinici e farmacologici ma anche in quelli epidemiologici.
“Questa ‘invisibilità’ dei grandi anziani – sostiene Ugo Lucca, del Laboratorio di Neuropsichiatria Geriatrica dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ e primo firmatario dello studio - nell’ambito della ricerca determina, dal punto di vista della salute pubblica, una sensibile sottostima del numero delle persone affette da demenza e, da quello dell’individuazione delle cause e dei fattori di rischio, una importante distorsione dei risultati e delle conclusioni foriera di conseguenze anche in ambito terapeutico”. “La demenza – commenta Silvio Garattini, Direttore dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ - è dunque una condizione che interessa soprattutto i grandi anziani e la composizione dei campioni di individui indagati dalla ricerca di base, clinica ed epidemiologica dovrà riflettere adeguatamente la popolazione a rischio se si vorranno sviluppare delle strategie veramente efficaci nel posporre il declino cognitivo e dunque in grado di ridurre l’enorme e crescente impatto della demenza sull’individuo, la famiglia e la società”.
“Bisognerà, però, attendere – conclude Ugo Lucca - i risultati dello studio di incidenza per avere evidenze più robuste rispetto all’ipotesi che lo sviluppo della demenza sia maggiormente associata all’invecchiamento piuttosto che al raggiungimento di una certa età, stante le rilevanti implicazioni cliniche e terapeutiche”.

Ufficio Stampa IRCCS

Sezioni: 
Canali: 
Istituto Mario Negri

prossimo articolo

La quotidianità dell’endometriosi

disegno di donna stesa su sfondo viola

Per anni è stato liquidato tutto come “normale”: il dolore mestruale, la stanchezza, il disagio. Ma per chi vive con l’endometriosi, quella normalità è una gabbia fatta di sintomi ignorati e diagnosi che arrivano troppo tardi. Tra invalidazione medica, auto-diagnosi e percorsi a ostacoli, le testimonianze raccolte raccontano una realtà ancora poco ascoltata — ma che oggi, finalmente, inizia a emergere.

In copertina: illustrazione di Chiara Simeone (@xenophilius)

Abbiamo sentito parlare di endometriosi. Ma abbiamo mai ascoltato davvero?

«Crampi così forti da non andare a scuola, spossatezza cronica, trascinavo il mio corpo da un luogo all’altro, annebbiamento mentale, rapporti sessuali dolorosi, eppure tutti intorno a me dicevano che in realtà stavo bene». È così che C., 24 anni, racconta la sua esperienza con l’endometriosi prima della diagnosi. «Se i medici ti dicono che non hai nulla, inizi a pensarlo anche tu: prima della diagnosi, non ho mai pensato che quei sintomi fossero ‘anormali’».