fbpx L'arte astratta stimola il cervello | Page 4 | Scienza in rete

L'arte astratta stimola il cervello

Primary tabs

Read time: 2 mins

L'osservazione di un'opera d'arte, anche se solo statica o di natura astratta, favorisce l'attivazione della corteccia motoria dell'osservazione. E' questo il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma e della Columbia University sulle risposte del cervello alle opere d'arte, concludendo che nei meccanismi che regolano la visione, un ruolo importante lo gioca anche il sistema motorio.

I ricercatori, guidati da Maria Alessandra Umiltà e Vittorio Gallese (Università di Parma) e David Freedberg (professore di Storia dell'arte alla Columbia University), nel laboratorio di elettroencefalografia del Dipartimento di neuroscienze di Parma hanno studiato, in particolare, le risposte del cervello evocate dall'osservazione dei dipinti di Lucio Fontana.La soppressione del ritmo mu - un segno dell’attivazione del sistema motorio corticale - è un dato rilevato dall’osservazione di immagini digitali ad alta risoluzione delle opere d’arte, ma non dall’osservazione di stimoli di controllo. Questo effetto è del tutto indipendente dalla familiarità degli osservatori con gli oggetti osservati.

“I nostri risultati, ha affermato Maria Alessandra Umiltà, forniscono la prima prova del coinvolgimento del sistema motorio corticale in risposta all’osservazione di opere d’arte astratta statiche, anche in assenza di qualsiasi esplicita rappresentazione di corpo in movimento”

Si tratta di un alro, ulteriore supporto alle ipotesi sul ruolo del meccanismo dei neuroni specchio nel coinvolgimento degli osservatori con le opere d’arte: simulare il gesto dell’artista costituisce un importante componente della percezione di un’opera d’arte astratta. Lo studio, inoltre, conferma anche l’ipotesi di Gallese e Freedberg circa il ruolo delle risposte empatiche durante l’osservazione di opere d’arte, che si configurano come modalità di simulazione incarnata (“embodied simulation”) consentendo una comprensione diretta dei contenuti intenzionali ed emotivi delle immagini. E' questa la chiave per capire come e perchè le immagini, non solo artistiche, esercitano una forma di "potere" sull'osservatore.

“Fattori storici e socio-culturali ovviamente svolgono un ruolo preponderante nel mediare le nostre esperienze estetiche ed il nostro rapporto con le opere d’arte – ha commentato Gallese. Tuttavia, ciò non contraddice l’importanza di studiare ed approfondire i processi cerebrali che sottendono il nostro coinvolgimento empatico con le opere d’arte”.

Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience.

Autori: 
Sezioni: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Medicina aerospaziale: cosa ci insegna la vita in orbita sulla biologia umana

astronauta nello spazio

Perché continuiamo a investire miliardi per tornare sulla Luna e prepararci a raggiungere Marte? Non è soltanto una questione di esplorazione o prestigio tecnologico. Nello spazio, infatti, il corpo umano è sottoposto a condizioni impossibili da replicare sulla Terra: microgravità, radiazioni cosmiche e isolamento accelerano processi biologici che qui richiederebbero anni per manifestarsi. E così, dalle cellule coltivate su organ-on-chip agli studi sull'invecchiamento e sulla medicina di precisione, la ricerca aerospaziale sta trasformando le missioni spaziali in laboratori unici per comprendere meglio malattie, sviluppare nuove terapie e migliorare la salute di tutti noi.

Al racconto dell’umanità nello spazio a volte manca qualcosa. Spesso le missioni spaziali vengono raccontate come eventi grandiosi, emotivi, momenti nei quali i limiti dell’essere umano sono messi alla prova – e a volte superati. Una narrazione che tiene le persone col naso all’insù ma che a volte manca di rispondere a una domanda: dopotutto, a cosa serve andare nello spazio?