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L'altra vita dei bifosfonati

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Da uno studio sul ruolo dei macrofagi linfonodali nell’immunità antivirale, Matteo Iannacone e i suoi collaboratori dell’Istituto Scientifico San Raffaele e della Harvard Medical School, hanno scoperto una nuova imprevedibile proprietà dei bifosfonati, farmaci clinicamente approvati e già utilizzati da milioni di pazienti come inibitori del riassorbimento osseo nel trattamento dell’osteoporosi. I ricercatori hanno scoperto che questi farmaci possono essere impiegati come adiuvanti immunologici per migliorare le risposte protettive ai vaccini. Un altro importante caso di serendipity nella ricerca scientifica che al tempo stesso ha il vantaggio di accorciare i tempi di approvazione clinica, avendo già superato i test tossicologici, e di tagliare i costi di sviluppo. Si tratta infatti di una nuova strategia nella progettazione farmacologica, detta re- positioning. Si è notato che molti farmaci già approvati per alcune patologie tengono nascoste nuove e interessanti proprietà farmacologiche per malattie completamente diverse dall’uso a cui erano destinati. 

La ricerca, finanziata dallo European Research Council e dalla Fondazione Armenise-Harvard, è stata pubblicata oggi sulla rivista Cell Reports.

La produzione di vaccini sicuri ed efficaci richiede, oltre a componenti derivati dai microrganismi contro i quali si vuole sviluppare una risposta immune (gli antigeni), l’utilizzo di sostanze addizionali, chiamati adiuvanti, per stimolare l’immunità protettiva. I vaccini odierni sono più sicuri ma hanno minore capacità immunogenica e sono pertanto più adiuvante-dipendenti dei vecchi vaccini. Nonostante decenni di ricerche in questo campo, solo quattro adiuvanti sono stati finora approvati, e l’innalzamento delle norme di sicurezza ha rallentato la commercializzazione di nuove sostanze. La ricerca di Iannacone e dei suoi collaboratori ha evidenziato la proprietà dei bifosfonati di agire come adiuvanti. 

“Studiando il ruolo dei macrofagi linfonodali nell’immunità antivirale - spiega Iannacone - abbiamo notato che le risposte anticorpali erano più alte dopo trattamento con bifosfonati. Siamo riusciti a dimostrare che la somministrazione di dosi clinicamente rilevanti di bifosfonati aumenta notevolmente le risposte anticorpali a virus vivi o inattivi, proteine, apteni e formulazioni di vaccini esistenti. Abbiamo trovato che i bifosfonati esercitano questa attività adiuvante indipendentemente dai meccanismi cellulari e molecolari attraverso i quali si pensano che agiscano tutti gli adiuvanti approvati, ma inducono direttamente i linfociti B ad aumentare la loro espansione e la produzione di anticorpi non appena si incontrano con l’antigene”.

 “Siamo convinti – conclude Iannacone - che questo lavoro sia significativo nel contesto della ricerca vaccinale, dell’immunità antivirale e della biologia dei linfociti B e che apra la strada ad una valutazione traslazionale dei bifosfonati come nuovi adiuvanti nell’uomo”.

Se confermati da trials clinici su larga scala, i risultati di questa ricerca suggeriscono quindi che i bifosfonati possano essere utilizzati come adiuvanti nello sviluppo di nuove preparazioni di vaccini, e particolarmente utili in caso di antigeni scarsamente immunogenici. Per esempio negli anziani o in altri pazienti immunologicamente compomessi, le risposte immunitarie ai vaccini tradizionali possono essere diminuite e l’aggiunta di bifosfonati potrebbe aumentare la potenza della risposta immunitaria in questi pazienti.

I bifosfonati permetterebbero di diminuire la quantità di antigeni richiesti per sviluppare la protezione vaccinale, diminuendo così i costi di produzione, soprattutto quando è urgente una vaccinazione su larga scala con attrezzature di produzione limitate; permetterebbero inoltre l’immunizzazione con meno dosi di vaccino, per esempio in caso di vaccinazioni che richiedono iniezioni multiple oppure in situazioni particolarmente difficili e in paesi ad alto rischio epidemico.

Istituto scientifico San Raffaele
www.iannaconelab.com 

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Medicina e ricerca

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