fbpx La vaccinazione della discordia | Page 19 | Scienza in rete

La vaccinazione della discordia

Primary tabs

Read time: 2 mins

Dall'ottobre scorso Haiti è devastata da un'epidemia di colera che ha già causato 3.800 decessi e quasi 200 mila infettati. Mentre si vanno chiarendo le sue cause che, come hanno potuto acclarare i CDC americani, vanno quasi certamente ricercate nella contaminazione delle acque da parte di contingenti Onu provenienti dal Nepal, rimane la questione più importante da risolvere: come prevenire un'ulteriore espansione dell'infezione. All'argomento Nature nei giorni scorsi ha dedicato un dettagliato resoconto che ha messo in luce l'acceso dibattito in corso.

Sebbene da mesi si discuta sull'eventualità di procedere alla vaccinazione della popolazione contro il colera, a oggi manca ancora l'accordo sulle strategie da mettere in atto. Da una parte, le autorità internazionali propongono vaccinazioni mirate che coinvolgano poche decine di migliaia di persone. Dall'altra si chiede un'immunizzazione estesa a quasi tutta la popolazione, per quanto possano essere elevati i costi. Il problema non è soltanto la disponibilità di risorse, ma soprattutto quella di vaccini. L'unico vaccino anticolera attualmente approvato - e nel cui acquisto l'Oms ha già investito cospicue risorse - è disponibile soltanto in 250-300 mila dosi. Inoltre, benché il vaccino si sia dimostrato efficace nell'80 per cento dei soggetti in cui è stato usato, non è mai stato impiegato in un intervento così ampio.

Altri vaccini sono in dirittura d'arrivo. Ma, a questo punto, vista l'impossibilità di procedere rapidamente all'immunizzazione dell'intera popolazione, sarebbe forse più opportuno investire queste risorse in interventi di sanificazione delle acque, ha suggerito l'epidemiologo francese Renaud Piarroux. Anche alla luce del fatto che l'efficacia del vaccino è comunque limitata nel tempo e in assenza di interventi strutturali l'epidemia potrebbe ripetersi. 

Autori: 
Sezioni: 
Haiti

prossimo articolo

Niente panico! Siamo a scuola

megafono su sfondo scuro con la scritta do not panic

Il tema della salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico, ma insieme all’attenzione cresce anche il timore di approcci inutilmente medicalizzanti. La promozione della salute, volta piuttosto a rafforzare le risorse individuali e intervenire anche sui contesti che creano disagio, potrebbe essere di maggiore aiuto. L’esperienza di Panikit, un kit di pacificazione con gli attacchi di panico appare un modello promettente.
 

Negli ultimi anni, la salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico e oggetto di numerose iniziative. Tuttavia, nonostante gli sforzi e le buone intenzioni, i risultati non sempre appaiono incoraggianti: molti studenti vivono a scuola condizioni di ansia e attacchi di panico, talvolta inabilitanti. Quando il confine tra ciò che consideriamo sofferenza, disturbo, malattia si allarga, può crescere la tendenza a medicalizzare problemi che hanno anche radici sociali, relazionali e contestuali.