fbpx La stella più fredda | Page 9 | Scienza in rete

La stella più fredda

Primary tabs

Read time: 2 mins

Nel giro di pochi giorni ben due nane brune hanno avanzato la loro candidatura alla carica di stella più fredda. D'accordo, le nane brune non sono sono proprio stelle a tutti gli effetti, ma temperature inferiori ai 100 gradi fanno comunque scalpore.

La prima candidata è CFBDSIR 1458+10B, è legata gravitazionalmente a un'altra nana bruna ed è stata individuata e studiata dal team guidato da Michael Liu (University of Hawaii) grazie all'apporto di tre diversi telescopi: il Keck II, il CFH (Canada-France-Hawaii) Telescope e il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO. La coppia di nane brune dista 75 anni luce dalla Terra e la più debole delle due ha una temperatura intorno ai 100 gradi (giusto per fare un paragone, ricordiamo che il nostro Sole ha una temperatura superficiale di circa 5500 gradi centigradi).

La seconda candidata è stata individuata da Kevin Luhman (Penn State University) e collaboratori grazie al telescopio spaziale Spitzer. Anche in questo caso abbiamo un sistema binario, ma questa volta è più assortito del precedente: la più luminosa delle due, infatti, è una nana bianca. WD 0806-661B, questo il nome della nana bruna, dista 63 anni luce dalla Terra e la sua temperatura è di soli 27 gradi centigradi, meno di una giornata estiva dalle nostre parti. La sua massa pari a 7 volte quella di Giove, però, rende lecito il dubbio se possiamo considerarla una stella o piuttosto un pianeta gigante (ufficialmente la linea di confine è intorno alle 13 masse gioviane).

Dubbio che lasciamo siano gli astronomi a chiarire.

ESO - Keck Observatory

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

La multa non basta: Meta patteggia, ma gli algoritmi restano intatti

adulto e bambini che guardano lo smartphone

Il maxi patteggiamento di Meta con gli Stati americani introduce limiti d'uso per la popolazione adolescente, ma lascia intatti gli algoritmi che catturano l’attenzione e riguarda solo gli Stati Uniti. Vietare non basta: servono regole più ampie, un'informazione libera e indipendente e una comunità educante (famiglie, scuola, pediatri) capace di accompagnare ragazzi e ragazze nell'uso dei device. Da qui l'idea di un bugiardino digitale, come per i farmaci.

Foto di Vitaly Gariev su Unsplash

La società Meta, che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, è stata chiamata in giudizio da 29 Stati americani con l'accusa di aver progettato le proprie piattaforme in modo da favorire un uso compulsivo da parte di bambini e adolescenti, con possibili conseguenze sulla loro salute. Sono 47, in realtà, gli Stati americani (più il distretto di Columbia) che hanno intrapreso azioni legali contro Meta, ma il nucleo principale dell'azione legale è stato portato avanti da 29 Stati.