fbpx La stella cannibale | Page 2 | Scienza in rete

La stella cannibale

Primary tabs

Read time: 2 mins

Le osservazioni del telescopio spaziale Chandra permettono di scoprire che una stella apparentemente giovane è in realtà un astro di un miliardo di anni che si è divorato un compagno.

Era fin dall'epoca della scoperta, risalente a 15 anni fa, che le osservazioni di BP Psc, una stella della costellazione dei Pesci distante circa 1000 anni luce dalla Terra, lasciavano gli astronomi piuttosto sconcertati. La presenza di un disco di polveri e di due potenti getti di materia in corrispondenza dei poli suggerivano infatti che la stella fosse un giovane astro. C'erano però almeno un paio di indizi che indicavano l'esatto contrario: primo, la stella era isolata – mentre le stelle nascono in genere in gruppo; secondo, BP Psc non mostrava quell'abbondanza di litio tipica delle stelle appena formate.

L'enigma è stato finalmente risolto grazie alla radiazione X proveniente dalla stella e raccolta dall'osservatorio orbitante Chandra. Poiché una giovane stella è piuttosto vivace nel dominio X mentre l'emissione di BP Psc appare invece piuttosto ridotta, ne deriva in modo inequivocabile che si tratta di una astro in età avanzata. Secondo Joel Kastner (Rochester Institute of Technology) e collaboratori, autori dello studio pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, lo scenario più plausibile per PS Psc è quello di una stella in uno stadio avanzato della sua evoluzione che ha recentemente inglobato una stella compagna o un pianeta gigante. Questo spiegherebbe la presenza del disco di polveri e il manifestarsi dei fenomeni energetici osservati, quasi che la stella abbia ripreso forza dal pasto appena consumato.

Chandra Observatory - Rochester Institute of Technology

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

Giorgio Parisi al convegno di Roma

L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento.

Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.