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Ipotesi sarcofago

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Anche se timidamente, comincia a circolare la voce che per risolvere i problemi di Fukushima bisognerà ricorrere alle stesse misure impiegate con il reattore di Chernobyl: seppellire tutto sotto una montagna di cemento.

Le tonnellate d'acqua riversate sull'impianto sia dal cielo – finalmente gli elicotteri hanno potuto entrare in azione – che da terra non hanno fatto quanto si sperava. Ancora si confida che, ripristinando l'alimentazione elettrica, le pompe dei reattori ricomincino a fare il loro dovere, ma, per il momento, è solo una flebile speranza. Tutto, infatti, dipende dalle reali condizioni degli impianti elettrico e idrico e dalla loro tenuta dopo i violenti stress ai quali sono stati sottoposti: prima il terremoto, poi lo tsunami e infine l'ulteriore pioggia di tonnellate d'acqua.

Per la prima volta dall'inizio della crisi, però, la TEPCO ha ammesso che non è affatto da scartare l'idea di sigillare i reattori a rischio in un sarcofago protettivo di calcestruzzo. Fukushima come Chernobyl, insomma.

Nel frattempo è stato aggiornato lo stato di rischio secondo la scala INES (International Nuclear and Radiological Event Scale): i danni al nocciolo dei reattori 2 e 3 vengono ora classificati di livello 5, mentre la situazione al reattore 4 (piscina di stoccaggio delle barre esauste) è classificata al livello 3. La scala INES prevede 7 livelli di gravità, dalla semplice anomalia (livello 1) fino agli incidenti catastrofici (livello 7).

A questo proposito c'era stata polemica nei giorni scorsi con gli esperti nucleari francesi. Immediatamente dopo che le autorità giapponesi, una settimana fa, avevano classificato quanto stava avvenendo a Fukushima al livello 4, il presidente della ASN (Autorité de Sûreté Nucléaire) Andre-Claude Lacoste, in una conferenza stampa a Parigi, aveva dichiarato che l'incidente era da considerarsi almeno di livello 6.

News Daily - IAEA - Reuters

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