fbpx Intelligenza collettiva | Scienza in rete

Intelligenza collettiva

Primary tabs

Read time: 2 mins

Una ricerca mette in evidenza come all'interno di ogni gruppo di lavoro affiatato esista una intelligenza collettiva che va al di là della semplice unione delle abilità cognitive dei singoli individui.
Quando si parla di intelligenza, insomma, l'intero può essere maggiore della somma delle sue parti. E' quanto emerge dalla ricerca coordinata da Anita Wolley (Tepper School of Business presso la Carnegie Mellon University) e pubblicata nei giorni scorsi su Science.

Suddivisi in gruppi di lavoro composti da due a cinque persone, ai 699 individui coinvolti nella sperimentazione veniva chiesto di portare a compimento compiti di vara natura, che andavano dalla risoluzione di semplici giochi a problemi di negoziazione o attività di brainstorming. I ricercatori hanno notato che le prestazioni dei gruppi più affiatati non erano correlate solo alle abilità individuali (rilevate chiedendo a molti partecipanti di svolgere compiti analoghi individualmente), ma si manifestava una sorta di intelligenza collettiva in grado di migliorare la prestazione del gruppo anche del 30 o 40%.

Nello studio si evidenzia come questo fattore di intelligenza collettiva sia correlato alla sensibilità sociale dei singoli membri del gruppo, cioè alla capacità di percepire ciascuno le emozioni degli altri. Gruppi nei quali una persona esercita una sorta di “dominio” si sono mostrati meno intelligenti di altri gruppi nei quali lo scambio di idee e i turni di conversazione erano distribuiti più uniformemente.

Lo studio non contemplava una analisi della composizione del gruppo rispetto al genere ed è stata dunque una grossa sorpresa per i ricercatori notare in modo evidente come una maggiore presenza femminile tra i membri del gruppo giochi un ruolo chiave nel manifestarsi di questa intelligenza collettiva.

MIT

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Scienze sociali

prossimo articolo

Gli Stati Uniti si sfilano dalle agenzie di cooperazione e ricerca globale

Mercoledì 7 gennaio Trump ha annunciato con un memorandum il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, incluse le principali piattaforme di cooperazione scientifica sul clima, biodiversità, migrazione e salute globale. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che queste istituzioni sono «ridondanti, mal gestite, inutili, dispendiose, monopolizzate da interessi con agende contrarie alle nostre». I danni del ritiro statunitense sono enormi perché minano alla radice il multilateralismo e la cooperazione scientifica internazionale.

Mercoledì 7 gennaio 2026, mentre il Congresso discuteva gli stanziamenti 2026 per le agenzie scientifiche federali (vedi articolo di Patrizia Caraveo), la Casa Bianca ha firmato un memorandum presidenziale che segna forse il punto di non ri