fbpx Individuato nuovo gene del riso | Page 5 | Scienza in rete

Individuato nuovo gene del riso

Primary tabs

Read time: 2 mins

Ricercatori dell'Institute of Genetics and Development Biology dell'Accademia delle Scienze di Beijing in Cina, sono riusciti ad individuare un nuovo gene del riso, studiando in particolare la qualità pakistana basmati, che promette di migliorare sia la qualità che la quantità delle coltivazioni. Il team, guidato da Xiangdong Fu, ha potuto constatare che la qualità del chicco di rismo basmati  - notoriamente più elevata rispetto ad altri tipi di riso - è dovuta in particolare alla presenza del gene GW8, che influisce anche sull'aspetto e il sapore.

Nello studio, pubblicato lo scorso mese sulla rivista Nature Genetics, si descrivono le caratteristiche di varianti di questo gene ritrovate anche in alcune varietà di riso cinese, sulla base di precedenti ricerche condotte sul territorio di Beijing nel 2009. Queste differiscono però da quella identificata in Pakistan per ciò che riguarda peso e densità dei chicchi.  Xiangdong Fu ha dichiarato che, se introdotta nelle coltivazioni di riso bismati, il gene GW8 sarebbe in grado di incrementare del 14% il volume dei chicchi, con una previsione di percentuali ancora più alte per le varianti di riso cinese.

La conferma dell'importanza di questa scoperta è stata data anche da Gurdev S.Khush, direttore del programma di genetica e biotecnologia all'International Rice Research Institute nelle Filippine, già vincitore del World Food Prize.
La speranza è che questo gene possa essere introdotto nelle coltivazioni di riso in diverse zone del pianeta, ma ci vorranno almeno tre anni ancora di studi per sviluppare queste varianti.

 

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Luoghi: 
Dossier: 
Indice: 
Biologia

prossimo articolo

La Valle dei dinosauri ritrovata nel Parco dello Stelvio

parete di roccia

Nel cuore delle Alpi, a 2500 metri di quota, si conserva la memoria di un mondo perduto. Pareti quasi verticali di Dolomia Principale, un tipo di roccia sedimentaria, custodiscono migliaia di impronte lasciate 210 milioni di anni fa da dinosauri erbivori che camminavano lungo le rive di un mare tropicale ormai scomparso. Una scoperta eccezionale, avvenuta nel Parco Nazionale dello Stelvio, che apre una finestra senza precedenti sul Triassico europeo e sulla vita sociale dei primi grandi dinosauri.

Prima della formazione delle Alpi, qui esisteva un paesaggio incredibilmente differente. Immaginate una distesa tropicale pianeggiante, lambita dalle acque di un oceano poco profondo e ormai scomparso che oggi chiamiamo Tetide, con un clima che non aveva nulla a che vedere con le vette gelide di oggi. Proprio in questo luogo tanto diverso dall’attualità, 210 milioni di anni fa, il fango soffice ha registrato il passaggio di svariati giganti: si trattava di prosauropodi, dinosauri erbivori dal collo lungo, che si muovevano in branchi lungo le rive di un'antica piattaforma carbonatica.