fbpx Inceneritori: biomarcatori per i livelli di esposizione | Page 2 | Scienza in rete

Inceneritori: biomarcatori per i livelli di esposizione

Primary tabs

Read time: 1 min

Specifici biomarcatori possono fornire informazioni sul livello di esposizione a inquinanti atmosferici a cui sono esposte le persone che abitano e lavorano vicino agli inceneritori. È quanto emerge dallo studio “Biomonitoring of the general population living near a modern solid waste incinerator: A pilot study in Modena, Italy” (Environ Int. 2013 Oct 5) condotto tra 65 persone che vivono o lavorano entro un raggio di 4 km dall’inceneritore di Modena e 103 persone non esposte, che vivono o lavorano fuori dal raggio considerato. I risultati dell’indagine, condotta tra maggio e giugno 2010, mostrano infatti che i livelli urinari di fenantrene, antracene e pirene (idrocarburi policiclici aromatici) sono maggiori nei soggetti esposti. In maniera analoga, è stato osservato che i livelli ematici di cadmio e argento, e quelli urinari di manganese, fluorene, fenantrene, antracene e pirene sono inversamente correlati alla distanza tra la posizione dell’inceneritore e la zona in cui si trova il soggetto in esame. Infine, è stata rilevata una relazione anche tra l’esposizione al particolato e i livelli urinari di manganese, fluorene e fenantrene.

Si tratta di uno studio pilota, che però apre la strada a nuove applicazioni dei biomarcatori, come quelli applicati in questo studio, confermando la loro importanza in epidemiologia.

Autori: 
Sezioni: 
Epidemiologia

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.