Sembra solo una curiosità, ma potrebbe avere implicazioni tecnologiche interessanti. Un gruppo di ricercatori del Laboratorio nazionale di scienze molecolari di Pechino ha cercato di capire come mai la rugiada mattutina si deposita sulle ragnatele e non, per esempio, sui capelli umani, la cui struttura è apparentemente simile. «Osservando il filo di ragno al microscopio ottico ed elettronico abbiamo osservato che è caratterizzato da una struttura a filo di perle, in cui, su due fibre principali, si inserisce una serie di gomitoli di nanofibrille attorcigliate, che a contatto col vapore acqueo si addensano a formare dei fusi» spiega Lei Jiang, che ha diretto il lavoro. «La condensa scivola verso queste strutture più rugose, formando goccioline più grandi e visibili a occhio nudo». Il fenomeno non è vantaggioso per i ragni, perché la ragnatela inzuppato svolge meno bene la sua funzione. «Ma può suggerire la via per la produzione di materiali che catturano l’umidità dall’aria» conclude la ricercatrice cinese, «come già abbiamo sperimentato immergendo fibre di nylon in un polimero che asciugandosi forma fusi simili a quello del ragno e presenta le stesse proprietà».
Il mistero della tela di ragno
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Fare chimica senza fare danni

La chimica oggi è capace di produrre quasi ogni molecola immaginabile. Il premio Nobel Omar Yaghi parla di «abbondanza molecolare»: una libertà enorme che porta con sé responsabilità altrettanto grandi. La comunità scientifica sta trasformando questa consapevolezza in principi concreti: sicurezza, sostenibilità e dialogo con la società come criteri di progettazione, non come ripensamenti.
«Abbiamo sviluppato una chimica che ci permette di produrre qualsiasi struttura molecolare ti venga in mente. O che il computer ti proponga. Viviamo in un mondo di abbondanza molecolare» (Omar Yaghi, conferenza all’Università di Milano-Bicocca, 25 maggio 2026).