fbpx Il fuoco e gli Europei | Scienza in rete

Il fuoco e gli Europei

Primary tabs

Read time: 2 mins

Quand'è che i nostri antenati cominciarono a controllare e utilizzare il fuoco? Una domanda alla quale sembra proprio che l'archeologia e la biologia evolutiva diano due risposte ben differenti.

In uno studio archeologico pubblicato su PNAS, Wil Roebroeks (Leiden University) e Paola Villa (University of Colorado Museum) hanno passato al setaccio 141 siti archeologici europei risalenti a un periodo compreso tra 1,2 milioni e 35 mila anni fa con l'intento di determinare quando il fuoco divenne una presenza abituale negli insediamenti dei nostri antenati. La conclusione alla quale giungono i due ricercatori è che non si trovano tracce certe di una simile presenza prima di 400 mila anni fa.
Il dato, però, è piuttosto problematico. Risulta infatti molto complicato combinare questa mancanza del fuoco con il rigido clima di regioni – come ad esempio l'Inghilterra – in cui si sono trovate evidenze archeologiche di insediamenti umani risalenti a 800 mila anni or sono. Ma non è questo l'unico dubbio.

L'antropologo Richard Wrangham, autore di Catching fire: how cooking made us uman, sostiene che lo studio dell'evoluzione della fisiologia umana indicherebbe che gli ominidi iniziarono a utilizzare il fuoco quasi due milioni di anni fa. Il passaggio a un regime alimentare con cibi cotti fu in grado di esercitare un notevole effetto sul cammino evolutivo umano. Secondo Wrangham non esisterebbe invece nessuna evidenza che tale effetto iniziò a manifestarsi intorno a 400 mila anni fa.

Il braccio di ferro tra biologia evolutiva e archeologia, insomma, è in pieno svolgimento.

Discover

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Antropologia

prossimo articolo

Dare voce alle emozioni: il ruolo inatteso dell’IA

sagoma di volto con fogli colorati che escono dalla testa

Nella “società delle mangrovie”, come la definisce il filosofo Luciano Floridi, dove umano e digitale si intrecciano, l’intelligenza artificiale smette di essere solo fonte di inquietudine e diventa strumento di espressione. Il libro "EmoziIonAbili" (Pisa University Press) racconta come l’IA generativa possa trasformarsi in un «esoscheletro cognitivo» capace di dare voce a giovani con disabilità, amplificando emozioni e storie senza tradirle, e aprendo nuove strade per un uso etico e inclusivo della tecnologia.

L’intelligenza artificiale generativa, che dal 2022 sta trasformando profondamente la nostra vita, continua a disorientarci: ci somiglia così tanto da rendere difficile tracciare un confine tra ciò che produce e ciò che siamo in grado generare noi. Del resto, ha imparato a esprimersi osservandoci e imitandoci, e lo fa sempre meglio. Tutto questo inquieta: saprà fermarsi quando lo vorremo noi?