fbpx Il "Fermi" a Frontera e Costa | Page 28 | Scienza in rete

Il "Fermi" a Frontera e Costa

Primary tabs

Read time: 2 mins

La Società Italiana di Fisica (SIF) ha attribuito il premio Enrico Fermi 2010 per l’Astrofisica a  Filippo Frontera, associato INAF del Dipartimento di Fisica dell’Università di Ferrara, e a Enrico Costa, dell’INAF-IASF Roma, per la scoperta dell’afterglow-X dei Gamma Ray Burst (GRB) con il satellite italo-olandese BeppoSax. Il riconoscimento è stato consegnato a Bologna il 20 settembre, presso l’Aula Magna “Santa Lucia” dell’Alma Mater, nel corso della seduta inaugurale del XCVI Congresso Nazionale della Società Italiana di Fisica.

«Aver scoperto l’afterglow in X dei GRB», spiega Enrico Costa, «è stato un passo importante per l’astrofisica, perché localizzare una sorgente in raggi X è molto più facile che localizzarla in raggi gamma. Grazie all’uso concatenato di tutti gli strumenti di BeppoSAX, siamo riusciti ad avere un’immagine in raggi X di questi oggetti, il che vuol dire ridurre l’incertezza della loro posizione a un minuto d’arco. Questo ha consentito ad altri astronomi nel mondo di puntare telescopi ottici e radio sui GRB, scoprendo così che questi lampi provengono da oggetti in galassie lontane. Oggetti, dunque, che emettono quantità d’energia veramente spaventose».

E’ la prima volta che il premio più prestigioso della Società Italiana di Fisica viene assegnato a due scienziati del cosmo. «E ne siamo orgogliosi», ha commentato scherzosamente Filippo Frontera, «perché significa che dopo dieci anni, cioè da quando è stato istituito il premio, si è capito che anche gli astrofisici fanno cose importanti».

Fonte: INAF

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Premi

prossimo articolo

Il telescopio nato per spiare la Terra che ora guarderà l'universo

Lanciato il 30 agosto e in viaggio verso il punto L2, il Roman Space Telescope osserverà con un campo di vista cento volte più ampio di Hubble per mappare la materia oscura, misurare l'espansione dell'universo e scovare fino a 100.000 esopianeti. Ma il suo specchio non era nato per il cielo: era un telescopio spia costruito per l'intelligence militare statunitense e donato alla NASA nel 2011, che ha così salvato una missione a corto di fondi. Oggi porta il nome di Nancy Grace Roman, prima astronoma capo della NASA. (Immagine: “Nancy Grace Roman Space Telescope Primary Mirror” di NASA's Nancy Grace Roman Space Telescope, CC BY-NC-ND 2.0)

Il Roman Space Telescope, lanciato il 30 agosto ed ora in viaggio verso il punto Lagrangiano L2 a 1,5 milioni di km dalla Terra, aprirà nuovi orizzonti allo studio della materia oscura, dell'espansione dell'universo e dei pianeti extrasolari.