fbpx IceCube completato | Page 12 | Scienza in rete

IceCube completato

Primary tabs

Read time: 1 min

Collocata nei giorni scorsi nelle profondità dei ghiacci del Polo Sud l'ultima serie di sensori dell'IceCube Neutrino Observatory, il più grande rilevatore di neutrini mai realizzato.
Davvero uno strano telescopio, l'IceCube. Immerso nelle profondità del ghiaccio antartico, fa proprio di quel ghiaccio incontaminato il suo punto di forza. I suoi 5160 sensori, collocati quali perle preziose in 86 distinte collane sprofondate anche fino a 2 chilometri e mezzo nella crosta ghiacciata del Polo Sud, hanno il compito di rilevare la debole luce azzurrina chiamata radiazione Cherenkov. Questa radiazione è la diretta conseguenza dell'urto di un neutrino con un atomo di ossigeno: nell'impatto viene prodotto un muone che si trova a muoversi nel ghiaccio più velocemente di quanto non lo possa fare la luce ed è proprio questa sua caratteristica all'origine della radiazione catturata da IceCube.
I tecnici hanno iniziato a collocare le file di rilevatori nel 2004 e qualche giorno fa sono finalmente giunti alla conclusione della loro fatica. Impresa davvero titanica: non è infatti un'inezia perforare il ghiaccio e tenere aperto quel pertugio in modo che la fila di 60 rilevatori, ciascuno dei quali è grande come un pallone da basket, possa essere collocata in modo corretto.
Tutto è pronto, dunque. Finalmente potremo cominciare a rilevare e studiare le caratteristiche degli imprendibili neutrini sparati verso la Terra dai più energetici ed esotici fenomeni dell'universo.

PhysOrg - IceCube

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Astrofisica

prossimo articolo

L’economia europea ha un centro di gravità?

mappa europa con i paesi collegati da uno spago

Le guerre non colpiscono tutte allo stesso modo l’economia globale: molto dipende da dove esplodono. Un nuovo studio applica al commercio internazionale un modello ispirato alla fisica, interpretando i mercati europei come un vero e proprio “campo gravitazionale”. Le simulazioni mostrano che i conflitti localizzati nei nodi centrali delle reti produttive e commerciali europee — dal nord Italia al Benelux — possono generare effetti destabilizzanti molto più ampi rispetto a guerre periferiche. E propone quindi un approccio interdisciplinare che aiuta a leggere il legame sempre più stretto tra geopolitica, interdipendenza economica e stabilità del continente.

Le guerre e le tensioni geopolitiche non colpiscono tutti i mercati allo stesso modo. Alcuni conflitti producono effetti economici limitati, mentre altri possono destabilizzare intere aree commerciali. Un recente studio che abbiamo pubblicato su Conflict Resolution Quarterly propone un modello interdisciplinare tra economia e fisica che interpreta i mercati internazionali come «campi gravitazionali».