fbpx Hubble cambia occhiali | Page 8 | Scienza in rete

Hubble cambia occhiali

Primary tabs

Read time: 2 mins

Tra i molti interventi effettuati nel corso della quarta missione di manutenzione del telescopio spaziale Hubble, si è provveduto anche a rimuovere la Wide Field and Planetary Camera 2 sostituendola con il nuovo modello, la WFC 3. Dopo anni di duro lavoro, dunque, l'incredibile fotocamera che ha salvato dal disastro l'intera missione del telescopio spaziale correggendo il difetto che affliggeva le sue ottiche è andata in pensione.

k4-55Lasciando a chi di dovere il bilancio del suo fantastico contributo scientifico, anche i non addetti ai lavori un grazie alla WFPC 2 per questi sedici anni di immagini davvero favolose glielo devono proprio. Ci ha offerto un susseguirsi di emozioni allo stato puro, ci ha permesso di gettare un occhio su incredibili scorci di un universo sconosciuto e inaspettato, ci ha mostrato la bellezza misteriosa e talvolta inquietante di fantastici angoli cosmici.
Quale immagine d'addio, i responsabili di Hubble hanno puntato la WFPC 2 verso la Kohoutek 4-55, una nebulosa planetaria posta a 4600 anni luce dalla Terra. I gas che compongono quell'anello multicolore (in rosso l'azoto, in verde l'idrogeno e in blu l'ossigeno) provengono da una stella ormai prossima al capolinea. Una stella morente che non riesce più a trattenere i gas che compongono il suo guscio più esterno, ma riesce solo a farli brillare grazie all'intensa radiazione emessa da ciò che rimane del suo nucleo.
Uno struggente saluto filosofico, dunque, quello di WFPC 2. Con il suo ultimo scatto vuole ricordarci che il destino in serbo per il nostro Sole non si discosterà poi molto dallo scenario multicolore di K 4-55. Ma non c'è fretta: si compirà solo tra quattro o cinque miliardi di anni.

Sito del telescopio spaziale: http://hubblesite.org/

Autori: 
Sezioni: 
Spazio

prossimo articolo

Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.