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Il grande cuore di Mercurio

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La misurazione delle piccolissime variazioni nell'orbita della sonda MESSENGER hanno permesso di scoprire che il nucleo di Mercurio è più grande di quanto si pensasse e la sua struttura differisce da quella degli altri nuclei planetari.

A metà marzo la sonda ha completato la sua missione primaria intorno a Mercurio e i risultati suggeriti dall'analisi dei dati raccolti non si sono fatti attendere. Gran parte degli studi sono stati presentati nel corso della 43a Lunar and Planetary Science Conference svoltasi a The Woodlands in Texas, ma per la loro importanza due di essi sono stati pubblicati su Science Express.

Nel primo, David Smith e collaboratori analizzano il campo gravitazionale del pianeta ricavato dalle anomalie orbitali della sonda e presentano la possibile struttura interna di Mercurio. Oltre ad alcune anomalie imputabili ad accumuli di massa sotto la superficie, l'analisi suggerisce che il nucleo di Mercurio è molto più grande di quanto suggerito dai precedenti modelli. Il suo raggio ammonterebbe a circa l'85% del raggio del pianeta, dunque sarebbe in proporzione il più grande tra i nuclei planetari del Sistema solare. Poiché per spiegare la presenza del campo magnetico è indispensabile che almeno una parte di esso sia liquida, i ricercatori suggeriscono che il pianeta possa avere questa struttura: sotto la crosta superficiale e il mantello di silicati vi sarebbe un guscio solido di ferro e zolfo al di sotto del quale uno strato liquido ricco di ferro potrebbe avvolgere il nucleo solido più interno.

Nel secondo lavoro, presentato da due dozzine di planetologi coordinati da Maria Zuber, si analizza l'altimetria del pianeta. Le montagne di Mercurio sono mediamente inferiori rispetto a quelle presenti sulla Luna e su Marte e, secondo i ricercatori, testimoniano un'evoluzione superficiale molto travagliata, con variazioni topografiche su grande scala fin dalle fasi più antiche della storia geologica del pianeta. Un esempio su tutti è l'immenso bacino Caloris – diametro di oltre 1500 chilometri – scavato da un impatto, riempito da colate vulcaniche e successivamente modificato da altri violenti sconvolgimenti superficiali. La sua struttura originaria è stata a tal punto snaturata che attualmente il fondo del bacino risulta più elevato delle sue sponde.

Carnegie Institution

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Astronomia

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Crediti immagine: Robin Worrall/Unsplash

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