fbpx Gli Egizi e la stella del Diavolo | Scienza in rete

Gli Egizi e la stella del Diavolo

Primary tabs

Read time: 2 mins

Lo studio del papiro Cairo 86637 - un calendario di oltre 3000 anni fa con l'indicazione di giorni fausti e infausti - ha permesso di determinare quale fosse a quell'epoca la periodicità della stella Algol, forse la più famosa tra le stelle variabili.
Appartenente alla costellazione di Perseo, Algol deve il suo nome all'espressione araba ra's al-ghul (testa del demone) e nella visione mitologica della costellazione rappresenta il capo troncato di Medusa. Il nome è l'inevitabile conseguenza del suo strano comportamento: la sua luminosità cambia infatti con regolarità con un ciclo di 2,8 giorni. Oggi sappiamo che tale comportamento è frutto del mutuo eclissarsi di due stelle, ma ai tempi degli Egizi - i primi, a quanto pare, ad accorgersi della faccenda - era un ottimo indizio per vaticinare il futuro.
Alcuni ricercatori dell'Università di Helsinki, tra i quali figurano astronomi e, ovviamente, esperti di egittologia, hanno scoperto che nell'alternarsi di giorni fausti e infausti riportati dal papiro Cairo, risalente al 1271 a.C., c'è lo zampino di Algol. Secondo Lauri Jetsu e collaboratori, infatti, dai presagi del papiro, oltre alla periodicità del ciclo lunare, emerge chiaramente anche la periodicità di Algol (per gli Egizi era "la Furia").


Questa scoperta non solo permette di stabilire che quel papiro riporta le più antiche osservazioni di una stella variabile, ma porta con sè un elemento altrettanto importante. Poichè il periodo di Algol osservato dagli Egizi, seppure di pochissimo, risulta più breve di quello attuale, Jetsu e collaboratori ritengono che possa trattarsi di una diretta conseguenza del trasferimento di massa tra le due stelle del sistema.
L'accuratezza di quelle antiche osservazioni, insomma, finisce col rivelarsi estremamente utile per gli astrofisici dei nostri giorni che indagano sulla danza cosmica della stella del Diavolo.

Qui è consultabile il testo del lavoro su Arxiv

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.