fbpx Ghiacci sotto l'occhio dei satelliti | Page 4 | Scienza in rete

Ghiacci sotto l'occhio dei satelliti

Primary tabs

Read time: 2 mins

Mappata per la prima volta una lastra di ghiaccio in movimento nell’Antartide. Grazie a miliardi di dati acquisiti dai satelliti di ESA (European Space Agency), CSA (Canadian Space Agency) e JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency), è infatti oggi possibile monitorare anche le aree che, a causa della limitata apertura visiva di alcuni strumenti, non erano state finora osservate.

Una scoperta importante per la glaciologia, grazie alla quale è possibile ottenere nuove e più dettagliate informazioni circa i movimenti dei grandi ghiacciai e dei loro affluenti, veri e propri fiumi di ghiaccio che si spostano verso l’oceano per migliaia di chilometri. Dati esclusivi in grado di accrescere le conoscenze circa le dinamiche di innalzamento dei mari e il delicato rapporto tra regioni polari e clima.  

Envisat, Radarsat e ALOS: questi i nomi dei tre satelliti coinvolti, i cui dati hanno portato all’individuazione di una dorsale che divide i 14 milioni di chilometri quadrati di terraferma da est a ovest nonché di formazioni di ghiaccio in movimento, alla velocità di 250 metri all’anno.

Anche l’Artico è sotto l’occhio vigile dei satelliti ESA: Envisat, CryoSat e SMOS, in grado di acquisire le immagini anche attraverso nubi e in assenza di luce solare, osservano costantemente il Mar Glaciale, rilevando preziose informazioni circa la formazione e lo scioglimento di vaste quantità di ghiaccio galleggianti.

Le ultime misurazioni effettuate da satellite portano all’ipotesi che quest’anno la copertura glaciale nell’Artico sarà al di sotto della media e che il Passaggio a Nord Ovest (la rotta che va dall'Oceano Atlantico all'Oceano Pacifico attraverso l'arcipelago artico del Canada) si aprirà come accadde nel 2007. Diverse le condizioni meteorologiche attuali rispetto a quattro anni fa, ma l’alta probabilità che questo passaggio possa nuovamente essere agibile è un segnale preoccupante di una più scarsa copertura di ghiacci nella regione.

Autori: 
Sezioni: 
Ambiente

prossimo articolo

Come cominciano i terremoti

faglia di terremoto

Analizzando i primi secondi delle onde P, le prime a essere registrate dai sismometri durante un terremoto, un gruppo di ricercatori ha mostrato che è possibile stimare la magnitudo del terremoto. Il loro risultato si aggiunge al lungo dibattito sulla natura deterministica dei fenomeni di rottura all’origine dei terremoti e dunque sulla loro prevedibilità e ha implicazioni per i sistemi di allerta sismica precoce.

Nell'immagine due geologi dell'USGS misurano una rottura di faglia causata dai terremoti di Ridgecrest in California nel 2019. Foto di Ben Brooks/USGS (CC0).

È possibile prevedere la magnitudo di un terremoto osservando le onde sismiche nei loro primissimi istanti? Gli scienziati dibattono da decenni intorno a questa domanda, che è centrale per la progettazione dei sistemi di allerta sismica precoce.

Uno studio pubblicato recentemente da un gruppo di sismologi dell'Università di Napoli Federico II mostra che è possibile, analizzando circa 7000 onde sismiche relative a 200 terremoti avvenuti in tutto il mondo con magnitudo tra 4 e 9.