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Un gene contro la pandemia

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Nell’ultimo numero di Nature è descritto uno studio di un team di ricercatori dell’Università di Edimburgo e del Wellcome Trust Institute di Cambridge che aiuta a fare luce sulla diversificazione degli effetti dell'influenza sulle persone e i loro sistemi immunitari. IFITM3 (Interferon-inducible trans membrane), è un gene che, se privato di una certa classe di proteine, consente al virus di agire più velocemente di tessuto in tessuto 

Paul Kellam del Wellcome Trust e i colleghi ricercatori hanno rimosso IFTM3 da topi, dimostrando come i sintomi del virus influenzale risultino molto più accentuati, riuscendo a trasformare un caso di infezione lieve in una potenzialmente fatale. Per una conferma anche in soggetti umani, il team di Cambridge hanno sequenziato il gene in individui ricoverati per aver contratto il virus pandemico del 2009, l'H1N1, osservando delle forme alterate del gene IFTM3 - solitamente rare in soggetti normali. La conseguenza di quest'anomalia è la produzione della proteina che inibisce il virus più corta, esponendo in modo più sensibile le cellule dei pazienti all'infezione. La descrizione di questo gene contribuisce in modo importante alle auspicabili forme di prevenzione e di vaccinazione per i soggetti a rischio, indentificabili attraverso l'analisi del DNA.

Per approfondimenti: IFITM3 restricts the morbidity and mortality associated with influenza

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L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

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