Osservando la gigantesca galassia M87 con l'innovativo sistema di antenne LOFAR, un team di astronomi scopre che è interamente avvolta da una bolla di plasma prodotta dal buco nero supermassiccio che la galassia ospita nel suo centro. Le immagini ottenute da LOFAR, un sistema composto da migliaia di antenne radio sparse in tutta Europa i cui dati vengono elaborati da un supercomputer in Olanda, mostrano chiaramente che la bolla non è frutto di attività del buco nero in un lontano passato, ma viene tutt'ora costantemente alimentata. Il massiccio buco nero al centro di M87, circa 6 miliardi di masse solari, ingoia voracemente il materiale foraggiatogli dalla galassia e, come controparte, pompa nella galassia una smisurata quantità di energia sotto forma di radiazione e di potenti getti di materia. Sono proprio questi getti che, quando rallentano, formano l'immensa bolla che avvolge la galassia e che, invisibile ai telescopi ottici, appare luminosissima nelle onde radio. Lo studio, pubblicato su Astronomy & Astrophysics e frutto del lavoro di un team internazionale del quale facevano parte anche Matteo Murgia (OA di Cagliari) e Gianfranco Brunetti (INAF-IRA di Bologna), vede come primo autore il nostro Francesco de Gasperin, che ha condotto la ricerca come parte del suo dottorato presso il Max Plank Institute e l'Excellence Cluster Universe di Monaco di Baviera.
La galassia nella bolla
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I matematici artificiali sono arrivati, li aspettavamo da un secolo

Nel giro di quattro giorni sono arrivate due notizie clamorose dal mondo dell’intelligenza artificiale applicata alla matematica: la formalizzazione completa della dimostrazione dell’“ultimo teorema di Fermat” e la soluzione (attualmente ancora da verificare) di un “problema del millennio” relativo alle equazioni di Navier–Stokes. Molte le reazioni, dall’entusiasmo dei tecno-ottimisti, alla paura dei tecno-pessimisti, fino alla preoccupazione di chi sostiene che l'interesse delle compagnie di IA alla soluzione dei grandi problemi aperti eroda gli aspetti culturalmente più rilevanti della ricerca matematica. Sono tutte reazioni comprensibili, e a parere dell'autore alcune sono anche molto ben motivate. Eppure, che le macchine contribuiscano in modo decisivo a dimostrare teoremi non dovrebbe sorprendere più di tanto. Per oltre un secolo, una piccola ma molto motivata comunità di matematici, e poi di logici e infine di informatici teorici, ha coltivato proprio questo sogno, oggi diventato realtà grazie al progresso tecnologico e a investimenti senza precedenti. (Illustrazione realizzata con strumenti di intelligenza artificiale generativa).
Nei primi giorni di settembre 2026, due annunci hanno dato l’impressione che il futuro della matematica fosse arrivato tutto d’un colpo[1].