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The Future we choose

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Più di 40 membri della comunità scientifica internazionale hanno firmato una dichiarazione con le loro richieste ai grandi del pianeta riuniti a Rio, dopo l'evento collaterale Open Dialogue on The Future We Choose. Nel documento alternativo, gli esponenti del mondo della scienza dichiarano di "essere preoccupati per la gravità senza precedenti dello stato di salute del pianeta causato della pressione umana in questa nuova epoca dell’Antropocene; di credere che con una leadership audace e azioni determinate sia possibile la transizione verso un futuro sicuro e prospero; di essere d’accordo su un approccio integrato e basato sulla conoscenza scientifica, costruito in partnership tra i settori pubblico e privato e con la società civile, con creatività, innovazione e una nuova impostazione economica che riconosca le capacità ecologiche del pianeta". La richiesta è di avviare un processo di responsabilità collettiva, vista la storica opportunità rappresentata da Rio+20, garantendo l'inclusione di tutti gli stakeholder, con azioni concrete che vadano incontro alle necessità globali per alimentazione, acqua e energia. Si ricorda, inoltre, che è necessario un ripensamento del modello economico con l'adozione di nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile e il raggiungimento di un accordo sul clima che segua la migliore conoscenza scientifica disponibile offrendo una strada per un futuro vitale ed equo all’umanità.  

Tra i firmatari ci sono i premi Nobel Yuan Tseh Lee  - presidente dell’International Council for Science, la più grande organizzazione scientifica del mondo -  i premi Nobel per la Chimica Walter Kohn, per la Fisica Douglas Osheroff e Carlo Rubbia, Robert Watson, già presidente dell’IPCC e del Millennium Ecosystem Assessment, e Will Steffen, il direttore esecutivo dell’Australia National University.

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piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.