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Fukushima, sempre peggio

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Da più parti si sottolinea come la situazione a Fukushima stia prendendo davvero una pessima piega. Ci sono enormi difficoltà ad assicurare ai noccioli il necessario raffreddamento e la fusione delle barre di combustibile sarebbe già in corso.

Nel comunicato stampa JAIF (Japan Atomic Industrial Forum) del 16 marzo si parla di danni all'integrità del nocciolo e del combustibile nei reattori 1, 2 e 3. Situazione confermata, secondo l'agenzia giapponese Kyodo News, anche dalla stessa TEPCO, che ha stimato un danno del 70% alle barre di combustibile del reattore 1 e del 33% a quelle del reattore 2.

A questa situazione già drammatica bisogna aggiungere, secondo le ultime note diffuse da IAEA, la pericolosa situazione che si sta creando anche nei reattori che al momento del sisma erano in manutenzione. Preoccupa infatti il reattore 4, interessato anch'esso nei giorni scorsi da incendi ed esplosioni. La temperatura della piscina di stoccaggio delle barre esauste è infatti salita a livelli di guardia. Di norma viene mantenuta intorno ai 25 gradi, ma gli ultimi dati disponibili indicano una temperatura di oltre 80 gradi, con il pericolo concreto che una eccessiva evaporazione lasci scoperte le barre di combustibile.

Mercoledì si era tentato di migliorare la situazione del reattore numero 3 utilizzando elicotteri per versare acqua sull'impianto, ma si è dovuto subito desistere a causa dell'elevata radioattività registrata. Secondo Kyodo News il tentativo sarebbe invece riuscito nella notte di giovedì con il reattore numero 1. L'utilizzo di mezzi terrestri (cannoni ad acqua) sarebbe ostacolato dalla presenza dei detriti prodotti dalle esplosioni.

I fatti, purtroppo, stanno dando ragione al capo dell'Agenzia atomica russa, Serghiei Kirienko, che due giorni fa sottolineava come la crisi nucleare in Giappone si stesse evolvendo secondo lo scenario peggiore.

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Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.