fbpx Evoluzione in tempi record | Page 8 | Scienza in rete

Evoluzione in tempi record

Primary tabs

Read time: 1 min

Osservata la risposta evolutiva messa in atto da una specie di pesci per adattarsi al mutamento delle condizioni ambientali: si tratta della più rapida mai registrata finora.

In origine lo spinarello (Gasterosteus aculeatus) era una specie marina, ma dopo l'ultima glaciazione è diventato un ospite anche di laghi e fiumi, adattandosi perfettamente anche alla differente condizione climatica. Per ricostruire il percorso di questo adattamento e la rapidità con cui è avvenuto, Rowan Barrett (UBC Department of Zoology) e i suoi collaboratori hanno introdotto spinarelli marini in un bacino d'acqua dolce. L'osservazione sul campo ha mostrato che nel volgere di tre generazioni (tre anni) gli spinarelli si sono adattati al nuovo ambiente nonostante questo fosse caratterizzato da una temperatura più bassa (circa 2,5 gradi) di quella da cui provenivano.

Nello studio, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, si evidenzia come questo adattamento non sia affatto indolore. La risposta evolutiva, infatti, ha comportato una selezione così drastica da mettere quasi a repentaglio la sopravvivenza stessa della popolazione.

University of British Columbia

Autori: 
Sezioni: 
Zoologia

prossimo articolo

Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

steppa con mammut semitrasparente in primo piano

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.