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Essere scienziata in Giappone non è cool

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In Giappone, secondo gli ultimi dati del Ministero dell'Educazione, solo il 13% degli studenti e ricercatori in materie scientifiche sono donne, rappresentando la proporzione più bassa rispetto Europa, Stati Uniti e Corea del Sud. Nelle discipline umanistiche invece la percentuale femminile si alza al 66%. La causa principale per cui le ragazze giapponesi non si iscrivono agli studi scientifici e a ingegneria è l'immagine che in Giappone affligge la donna scienziato, vista come sciatta e poco attraente. Studiare scienze, insomma, sembrerebbe precludere alle ragazze una decente vita romantica.

Eppure mai come ora in Giappone servirebbe un'iniezione di donne nel sistema della ricerca. Toshio Marruyama, vice presidente per l'educazione e gli affari internazionali dell'Istituto di Tecnologia di Tokio (TiTech), per esempio, ritiene indispensabile il coinvolgimento delle donne negli studi di ingegneria per poter far fronte alle esigenze del paese nel futuro in un periodo in cui la popolazione studentesca si sta riducendo. 

E così proprio il TiTech, insieme ad altre Università, sta cercando di attrarre giovani ragazze e i loro famigliari attraverso eventi dedicati alla scienza, workshop e visite ai laboratori e ai campus. Inoltre molte donne scienziato sono inviate in giro per il paese come ambasciatrici. Già dal 2008 il governo giapponese sostiene la ricerca scientifica coordinata da ricercatrici e le università che assumono donne.

L'argomento delle donne scienziato, in giapponese “Rikejo”, sta facendo tendenza, come testimoniano la diffusione di riviste di settore rivolte alle ricercatrici e la recente pubblicazione di un romanzo la cui protagonista è una giovane matematica. In rete si possono trovare anche guide e app per facilitare l'ingresso delle ragazze nei campus e nelle facoltà di scienze del Paese del Sol levante (vedi qui un esempio). Ma le cose stanno già cambiando, per quanto lentamente: nel 1982, quando la docente di ingegneria Naoto Ohtake iniziò a studiare al TiTech, non c'erano donne. Oggi sono il 6% (al Politecnico di Milano soni il 20%). (A.G.)

Leggi anche: “Japan's “Science Women” Seek an Identity-NYTimes.com (17/06/2013)

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