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Economia e riscaldamento

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La crescita economica incide sul riscaldamento globale? Non sembra lasciare molti dubbi a riguardo un recente studio dell’Università del Michigan che ha analizzato le variazioni di anidride carbonica atmosferica in relazione al variare del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale. Negli anni di maggior sviluppo economico i ricercatori hanno infatti riscontrato i maggiori aumenti delle concentrazioni di CO2, unanimemente considerato il più importante dei gas serra. L’analisi, condotta da José Tapia Granados e Edward Ionides, in collaborazione con Oscar Carpintero dell’Università spagnola di Valladolid, è stata la prima ad utilizzare livelli misurabili di anidride carbonica atmosferica al posto delle meno accurate stime di emissioni di CO2.

Oltre alla crescita economica, Tapia Granados e colleghi hanno valutato l’impatto di altri fattori (ambientali e no) comunemente ritenuti responsabili delle variazioni di concentrazione di anidride carbonica, come eruzioni vulcaniche e aumento della popolazione mondiale. Tra tutti i fattori presi in esame, tuttavia, solo le variazioni di PIL hanno mostrato una forte relazione con le fluttuazioni di CO2. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista online Environmental Science and Policy, pongono ancora una volta l’accento sulla necessità di un cambiamento nell’organizzazione economica a livello mondiale per mettere un freno ai cambiamenti climatici in atto.

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Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.