fbpx E la discarica di Malagrotta? | Page 14 | Scienza in rete

E la discarica di Malagrotta?

Primary tabs

Read time: 3 mins

“Un quadro qualitativo compromesso”: con queste parole l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), a seguito di mesi di rilevazioni, ha definito lo stato delle acque superficiali e sotterranee dell’area di Malagrotta. L’indagine, commissionata dal Ministero dell’Ambiente, ha anche accertato il livello di emissioni in atmosfera e la qualità del suolo, fornendo così un resoconto delle condizioni ambientali di un territorio che, situato nella valle del Rio Galeria, è caratterizzato dalla presenza di numerose attività antropiche e produttive, tra cui la discarica in cui confluiscono i rifiuti della città di Roma. L’Istituto, in collaborazione con ARPA Lazio e Comando dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente (CCTA), si è in un secondo momento avvalso del supporto di Regione Lazio e Provincia di Roma.

Ampio lo spettro di contaminanti rilevati nella falda acquifera: metalli e metalloidi quali arsenico, ferro, manganese e nichel, altre sostanze inorganiche quali il boro e idrocarburi aromatici, principalmente benzene, composti clorurati cancerogeni (cloruro di vinile), cloro benzeni (1,4-diclorobenzene), fenoli (pentaclorofenolo) e idrocarburi, che inquinano in maniera rilevante una preziosa fonte di acqua per il consumo umano e agricolo. Grazie a una tecnica innovativa basata sulla determinazione del rapporto isotopico di ossigeno e idrogeno in campioni liquidi, non solo confermati i risultati di precedenti monitoraggi condotti dall’ARPA Lazio (2010), secondo cui ci sarebbe una diffusa contaminazione da metalli e composti organici, ma si è anche giunti alla triste conclusione che il percolato di discarica sarebbe fonte inquinante delle acque sotterranee.

Decisamente poco rosee anche le condizioni delle acque superficiali: il Rio Galeria, oltre a drenare gli scarichi industriali, riceve perfino quelli di una rilevante quota di popolazione della zona est di Roma. Sulla base dell’indice SECA (Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua), il suo valore risulta essere “pessimo” e le sue acque “non conformi” in relazione all’idoneità alla vita dei pesci.

Di origine urbana, invece, le concentrazioni maggiori di carbonio (CO), biossido di azoto (NO2) e benzene mentre solo il biossido di zolfo (SO2) risulta provenire da attività industriali e, comunque, registra un valore al di sotto del limite minimo stabilito per legge. Sette, al contrario, gli sforamenti giornalieri di PM10 , in corrispondenza coi rilievi effettuati da ARPA Lazio.

L’Unione Europea ha, nel 2008, dichiarato esaurita la discarica di Malagrotta e sarà il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, a scegliere entro la fine di ottobre la località destinata ad ospitare il nuovo sito di raccolta di rifiuti. Il Ministero dell’Ambiente ha nel frattempo sollecitato le opportune azioni di messa in sicurezza della falda e delle matrici contaminate, rivolgendosi ai soggetti competenti. L’auspicio è che i risultati dell’indagine tecnica condotta dall’ISPRA portino a un repentino superamento di quella che è da molti ritenuta “l’emergenza rifiuti” del Lazio, amaramente condita da sospetti casi di tumore registrati tra Malagrotta, Massimina e Ponte Galeria e oggetto di indagine da parte della Procura capitolina.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Ambiente

prossimo articolo

La multa non basta: Meta patteggia, ma gli algoritmi restano intatti

adulto e bambini che guardano lo smartphone

Il maxi patteggiamento di Meta con gli Stati americani introduce limiti d'uso per la popolazione adolescente, ma lascia intatti gli algoritmi che catturano l’attenzione e riguarda solo gli Stati Uniti. Vietare non basta: servono regole più ampie, un'informazione libera e indipendente e una comunità educante (famiglie, scuola, pediatri) capace di accompagnare ragazzi e ragazze nell'uso dei device. Da qui l'idea di un bugiardino digitale, come per i farmaci.

Foto di Vitaly Gariev su Unsplash

La società Meta, che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, è stata chiamata in giudizio da 29 Stati americani con l'accusa di aver progettato le proprie piattaforme in modo da favorire un uso compulsivo da parte di bambini e adolescenti, con possibili conseguenze sulla loro salute. Sono 47, in realtà, gli Stati americani (più il distretto di Columbia) che hanno intrapreso azioni legali contro Meta, ma il nucleo principale dell'azione legale è stato portato avanti da 29 Stati.