fbpx Di che sostanza son fatti i sogni? | Page 11 | Scienza in rete

Di che sostanza son fatti i sogni?

Primary tabs

Read time: 2 mins

Ogni notte la mente fa esperimenti: si chiamano sogni. Non sappiamo bene a cosa servano. Le teorie psicodinamiche sottolineano la loro apparente funzione di soddisfazione di desideri, mentre le neuroscienze insistono sul consolidamento dei contenuti mnemonici. Un tempo si pensava che si sognasse solo in fase REM, ora invece si sa che l'attività onirica riguarda anche le fase a onde lunghe non REM. Il sogno, in realtà, rimane un mistero. Un po' di luce lo fa il nuovo saggio sulla fenomenologia e neurofisiologia dei sogni firmato da Giulio Tononi e Yuval Nir, entrambi dell'Università del Wisconsin a Madison. Tononi si è già distinto per aver elaborato con Gerald Edelman una teoria integrata della coscienza, oltre ad aver fornito una nuova (e non universalmente condivisa) teoria del sonno quale "downscaling sinaptico" (una sorta di compensazione dell'attività neuronale durante la veglia con un proporzionale abbassamento di intensità durante il riposo notturno).

Ora si cimenta con il sogno incrociando descrizione fenomenologica, neurofisiologia e neuroimaging. Ne viene fuori un ritratto intirgante, che segnala sia le somiglianze sia le differenze del sogno con lo stato di veglia. Le somiglianze, di natura biochimica ed elettrica, risiedono di fatto nella relativa omogeneità del fase REM del sonno (luogo privilegiato, comunque dell'attività onirica) con la veglia (tracciato simile all'elettorencefalogramma e similitudini alla PET). Le differenze, assai rilevanti, riguardano la tessitura narrativa dei sogni, che spesso non risponde alle coerenze logiche della veglia; anzi, sembra divertirsi a sfidare il senso comune e il principio di non contraddizione. Ma anche la mancanza di controllo, che ci impedisce di governare i sogni; e anche la loro labilità, che fa sì che essi si dissolvano appena svegli. Tanto che l'unico modo per ricordarli è di annotarne i tratti salienti immediatamente dopo il risveglio. Questo, secondo Tononi, dipenderebbe non tanto dal voler nascondere i contenuti perturbanti, quanto dalla mancanza di "aggancio" dei sogni, a livello neuronale, con percezioni esterne. A cosa serve, allora, il sogno? Forse a strutturare, nella sua libertà combinatoria, le competenze immaginative.

Trends in cognitive sciences, Volume 14, Issue 2, February 2010, Pages 88-100

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Neuroscienze

prossimo articolo

La strada giusta da prendere per l’energia

modellino con pannello solare e pale eoliche

Al bivio evocato da Robert Frost, l’Italia che non sceglie fa già una scelta: il 2025 segna una frenata nella transizione energetica, mentre crescono emissioni e dipendenza dall’estero. Tra crisi climatica e tensioni geopolitiche, continuare così significa aumentare costi e rischi. L’alternativa esiste: richiede però decisioni rapide e strutturali, prima che la strada “non presa” diventi impraticabile.

Improvvisamente la strada che stiamo percorrendo si biforca. Dobbiamo scegliere tra due strade: The road not taken, la strada non presa, la celebre poesia di Robert Frost, pone di fronte all’importanza e all’irreversibilità delle scelte compiute. È una metafora della vita di ciascuno di noi. Quante volte ci siamo detti «chissà se in quel momento avessi deciso diversamente». Ma oggi è la metafora di una scelta importante e non rinviabile che deve compiere il nostro Paese.