fbpx Cuore esotico di Cassiopea A | Page 12 | Scienza in rete

Cuore esotico di Cassiopea A

Primary tabs

Read time: 2 mins

Misure di temperatura della giovane stella di neutroni mostrano che si sta raffreddando rapidamente, probabile segno che la materia del suo nucleo si sta trasformando in un superfluido di neutroni.

Sembra che Cassiopea A si diverta a sfidare gli astronomi. Fin dagli anni '50 si sapeva della presenza in quella regione del cielo di una intensa radiosorgente, ma fu solo nel 1999 che si ebbe la prova che in quel residuo di supernova si nascondeva una stella di neutroni. Lo studio dell'espansione dei gas che la avvolgono ha permesso di stabilire che la supernova che la originò esplose circa 330 anni fa, ma nelle cronache astronomiche degli anni intorno al 1680 non v'è traccia di avvistamenti di supernova in quella zona.

Ora c'è il rebus della temperatura. Le accurate misurazioni ottenute grazie all'osservatorio orbitante Chandra e pubblicate lo scorso anno da Craig Heinke e Wynn Ho, infatti, hanno indicato che dal 1999 la luminosità di questa stella di neutroni si è affievolita di un quinto, segno che la sua temperatura superficiale è diminuita del 4%.

In due lavori indipendenti, due gruppi di astrofisici interpretano questo raffreddamento come una conseguenza della trasformazione di parte dei neutroni del nucleo in un superfluido. Saremmo cioè in presenza di uno stato davvero esotico della materia, nel quale il moto delle particelle che la compongono non presenta nessun attrito.

Sia per il team di Danny Page (National Autonomous University of Mexico) che per quello di Peter Shternin (Ioffe Physical Technical Institute - St. Petersburg), del quale fanno parte gli stessi Heinke e Ho, i calcoli confermerebbero che il calo di temperatura si adatta a meraviglia al cospicuo flusso di neutrini che, quando i neutroni si aggregano a formare il superfluido, vengono dispersi nello spazio trascinando con sé un bel po' di energia.

New Scientist - INAF

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).

 

Giovedì 16 luglio, la procura di Genova ha pubblicato la sentenza del processo di primo grado per il crollo del viadotto Polcevera, anche noto come “Ponte Morandi”, un ponte strallato in calcestruzzo armato precompresso inaugurato nel 1967, lungo 1182 metri, che collegava Genova a Savona scavalcano il torrente Polcevera e alcuni quartieri di Genova situati nella valle.