fbpx Un cromosoma di troppo? mettiamolo knock Down | Scienza in rete

Un cromosoma di troppo? mettiamolo knock Down

Read time: 2 mins

Non è ancora un trattamento capace di far sparire tutti gli effetti provocati da quel cromosoma 21 in più che provoca la sindrome di Down: per ora i ricercatori statunitensi e canadesi che hanno pubblicato i loro risultati su Nature hanno solo corretto il difetto in colture di cellule staminali prelevate a questi pazienti. Ma non è poco come primo passo per la cura di una condizione che finora sembrava difficile trattare, così come le altre in cui l’anomalia non riguarda un solo gene ma un intero cromosoma. «Abbiamo preso spunto da quel che accade normalmente nello sviluppo degli embrioni femminili sani, in cui l’espressione genica di uno dei due cromosomi X viene bloccata» spiega Jeanne B. Lawrence, dell’Università del Massachusetts, che insieme con Fyodor Urnov, della californiana Sangamo BioSciences, ha coordinato la ricerca. Ciò avviene grazie a un singolo gene chiamato XIST, che produce una molecola di RNA non codificante ma capace di rivestire il cromosoma X mettendolo a riposo. «Abbiamo quindi provato a inserire questo stesso gene nel cromosoma 21 di cellule staminali pluripotenti con l’anomalia tipica della sindrome di Down, cioè la trisomia del cromosoma 21» prosegue la ricercatrice, «e abbiamo ottenuto lo stesso risultato: il cromosoma in eccesso è stato per così dire “impacchettato” e messo fuori uso. E, quel che è più interessante, ciò ha provocato subito la scomparsa delle anomalie di crescita delle cellule staminali, e, soprattutto, la loro difficoltà a differenziarsi verso il tessuto nervoso». Roberta Villa

Nature, published online 17 July 2013 

 

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Hamnet, dove il dolore diventa immortale

Lo strazio di una madre e il senso di colpa di un padre che non era presente, la terribile disgrazia che ha colpito la vita di William Shakespeare e di sua moglie Anne Hathaway, la morte del figlio undicenne diventa un’opera così ben narrata da risultare il miglior film drammatico ai Golden Globe 2026.

In copertina: screenshot dal traile di "Hamnet. Nel nome del figlio"

Steven Spielberg, produttore con Sam Mendes di Hamnet, ha deciso sin dall’inizio di proporne (anche insistendo) la direzione a Chloé Zhao, la regista di origine cinese che è diventata la prima e unica donna non bianca a vincere il premio alla miglior regia con Nomadland, per il suo approccio olistico, per il suo dirigere emotivo ed emozionale: una regista dei sentimenti.