fbpx Conferma sui neutrini | Scienza in rete

Conferma sui neutrini

Primary tabs

Read time: 2 mins

Non è ancora una conferma definitiva, ma si rafforza l'ipotesi che i neutrini vadano effettivamente "più veloci della luce". Un nuovo esperimento effetuato all'interno di OPERA ha infatto potuto escludere alcuni potenziali errori che si sarebbero potuti ascrivere alla misura precedente. Il nuovo test ha inviato dal Cern fasci di neutrini meno intervallati nel tempo e più distanziati, analizzati poi presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso. I nuovi fasci sono caratterizzati da "una migliore definizione del tempo di estrazione dei protoni. I pacchetti di neutrini, cioè, sono lunghi solo 3 nanosecondi e spaziati gli uni dagli altri di 524 nanosecondi. Molto più stretti e separati rispetto a quelli della misura annunciata a settembre: in quel caso i fasci duravano 10.500 nanosecondi e erano distanziati da 50 milioni di nanosecondi", secondo quanto diachiarato dall'INFN.

“Una misura così delicata che ha profonde implicazioni per la fisica, richiede un eccezionale livello di approfondimento" ha commentato Fernando Ferroni, nuovo presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. "L’esperimento OPERA, grazie al particolare adattamento dei fasci di neutrini del CERN, ha realizzato un test importante per la consistenza dei suoi risultati. Il risultato positivo dei test ci rende più fiduciosi sulle misure, anche se la parola decisiva può essere detta solo dalla realizzazione di esperimenti analoghi in qualche altra parte del mondo”.

Lo studio che racconta nel dettaglio la nuova misurazione, sottoposto alla rivista JHEP, è disponibile sul sito ArXiv da oggi (18 novembre).

Sito Arxiv 

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

steppa con mammut semitrasparente in primo piano

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.