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Completato il genoma di HIV-1

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Grandi passi avanti nello studio dell’HIV (Human Immunodeficiency Virus) e nuove speranze nella ricerca di farmaci per la cura dell’AIDS (Acquired Immuno Deficiency Syndrome). L’ultimo numero di Nature ha dedicato la copertina al lavoro del gruppo di Kevin M. Weeks (Università della North Carolina) che è riuscito a ottenere l’intera sequenza del genoma virale e le importanti informazioni racchiuse in esso. Finora era conosciuta solo una parte della sequenza del virus. Il genoma dell’HIV è una singola elica di RNA, ed il virus è presente nelle due varianti HIV-1 (quella studiata da Weeks) e HIV-2. L’importanza di questo lavoro sta nella decifratura completa della sequenza nucleotidica, ma soprattutto nell’analisi della struttura dell’RNA. Oltre a contenere le sequenze per sintetizzare le 15 proteine che servono a costruire la struttura e ad assistere la replicazione del virus, alcune porzione di RNA hanno una funzione più specializzata. E’ stato visto che il genoma di HIV-1 contiene sequenze di RNA “ultra-strutturato” con una funzione regolatoria: servono a codificare giunzioni di natura proteica tra domini di proteine prodotte indipendentemente. Ciò significa che il codice genetico di questo virus ha due livelli di codifica: contiene le sequenze nucleotidiche che vengono tradotte in sequenze amminoacidiche delle proteine, e include le informazioni per la definizione delle strutture proteiche.

Nature 460, 711-716 (6 August 2009)

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Medicina

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Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).

 

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