fbpx Il comitato scientifico boccia il metodo Stamina | Page 11 | Scienza in rete

Il comitato scientifico boccia il metodo Stamina

Primary tabs

Read time: 1 min

Il ministro della Salute non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione. E’ quanto si legge dal comunicato diramato in serata dal portavoce del Ministro Beatrice Lorenzin. Ma secondo un’anticipazione dell’agenzia Ansa, il Comitato scientifico chiamato a esprimersi sul metodo Stamina avrebbe espresso parere negativo. Per gli esperti nominati dal ministro, dunque, la metodologia messa a punto da Davide Vannoni non avrebbe consistenza scientifica, mancherebbero le basi per giustificare l’avvio della sperimentazione. Sperimentazione peraltro già autorizzata dal Parlamento con un finanziamento di 3 milioni di euro. Il parere del comitato non è comunque vincolante, ma è ritenuto uno strumento di approfondimento scientifico che viene messo a disposizione del ministro.

"Non mi aspettavo niente di diverso dal Comitato scientifico. Credo che non sia comunque un comitato imparziale, visto che il 70% dei suoi membri si era espresso contro il metodo Stamina prima ancora di essere nominato", ha commentato il presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni.

La bocciatura fa seguito a mesi di polemiche e dibattiti. Da un lato molti scienziati si sono pronunciati contro il metodo, accusandolo di mancanza di base scientifica, dall'altro lato le associazioni di malati e familiari a favore della libertà di cura con le staminali hanno invece sostenuto Vannoni.

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 

prossimo articolo

«Sarei andato a scuola»

Guardie e ladri disegno

L’attrazione delle baby gang, sembra crescere, soprattutto al Sud. Proviamo a chiederci dove stiamo sbagliando. Che cosa riusciamo a proporre alle persone più giovani che non sia repressione, divieti, assenza di spazi e tempi? Serve una scuola più, non meno inclusiva.
Foto di Paolo Chiabrando su Unsplash
 

Alcune settimane fa la Fondazione I figli degli altri, che opera a Napoli dal giugno 2022, ha reso noti i risultati di un’indagine che ha coinvolto 1.500 ragazzi tra i 13 e i 18 anni di diverse scuole napoletane.