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Come sono buone le piante GM di seconda generazione...

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L'Europa dovrebbe riconsiderare la sua posizione sugli OGM, ripartendo dalle piante GM di seconda generazione, prive di geni di altre specie. Così almeno la pensa Brian Heap, presidente delll'European Academies Science Advisory Council (EASAC) di Halle, Germania, che ha firmato un editorale su Nature.

Le nuove tecnologie infatti prevedono modificazioni epigenetiche che non provocano cambiamenti nella sequenza di DNA, o mutagenesi mirate in cui si altera solo un nucleotide all'interno del gene. Nel novero delle piante GM di seconda generazione si possono considerare anche piante transgeniche ottenute mediante l'inserimento di geni di piante della stessa specie o specie affini, ossia che si possono incrociare spontaneamente in natura. 

Secondo il recente rapporto pubblicato dall'EASAC, le nuove tecnologie di miglioramento genetico non dovrebbero neppure essere considerate “modificazioni genetiche” nei termini usati in passato, e le piante prodotte in questo modo non dovrebbero ricadere sotto la regolamentazione degli organismi GM. Anche L'Agenzia europea per la sicurezza alimentare di Parma ha già espresso un parere giudicando simili i rischi tra le piante migliorate con metodi convenzionali e quelle prodotte mediante l'introduzione di geni della stessa specie (o specie affini), o con mutagenesi mirata. 

Ora tocca all'Europa che, non avendo ancora deciso come classificare - e così regolare - le piante GM di seconda generazione, rischia di allontanare scienziati e aziende del settore riducendo la competitività europea. “Come in altri settori d'innovazione, l'obiettivo deve essere regolare il prodotto e non la tecnologia che lo produce”, afferma Brian Heap. (A.G.)

L'articolo di Nature http://www.nature.com/news/europe-should-rethink-its-stance-on-gm-crops-1.13265
Il rapporto EASAC: http://www.easac.eu/home/reports-and-statements/detail-view/article/planting-the.html

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