fbpx Come galleggia la Groenlandia | Page 14 | Scienza in rete

Come galleggia la Groenlandia

Primary tabs

Read time: 2 mins

Grazie a una rete di oltre 50 rilevatori GPS i ricercatori non solo sono riusciti a misurare con precisione l'entità del disgelo a breve termine, ma hanno anche scoperto che esiste un legame tra i ghiacci e la pressione atmosferica.

La Groenlandia si comporta come una grossa barca: quando si carica di ghiaccio sprofonda e quando riesce a liberarsi di parte quel peso si risolleva. Misurazioni accurate hanno indicato che nell'inverno 2010 l'isola è affondata di circa 6 millimetri, ma solamente metà di quel valore era imputabile all'accumulo di ghiaccio. L'altra metà era infatti dovuta all'azione dell'alta pressione atmosferica presente al di sopra dei ghiacci. La situazione appariva diversa in estate, con la pressione a giocare un ruolo minore mentre era soprattutto la perdita dei ghiacci a determinare il sollevamento dell'isola.

Misurazioni di questo tipo non sono una novità, ma finora erano in grado di dare indicazioni solo su periodi di alcuni anni. La novità delle ultime misure è l'impiego della Greenland GPS Network (GNET), una rete di oltre 50 rilevatori GPS distribuiti lungo le coste della Groenlandia e ideata dal team di Michael Bevis (Ohio State University) che in futuro permetterà di analizzare la situazione nel volgere di un mese soltanto. Saranno proprio le accurate rilevazioni della GNET che potranno permettere di determinare quanto del movimento del fondo roccioso dell'isola sia imputabile al disgelo e quanto alle variazioni stagionali nella pressione atmosferica.

I dati relativi al 2010 sono stati recentemente pubblicati da Bevis e colleghi su PNAS, ma i ricercatori puntano più in alto. La loro idea è quella di calibrare GNET come una autentica bilancia del ghiaccio collegando i dati giornalieri dei GPS con i valori della pressione e con i modelli climatici.

Ohio State University

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Geofisica
Materiali correlati: 

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.