Per lasciare campo libero al cancro, il fattore di crescita epiteliale, in sigla EGF, mette fuori uso 23 piccole sequenze di RNA a catena singola. A identificare questi microRNA con tecniche genome-wide è stato un gruppo internazionale coordinato da Roi Avraham, dell’Istituto di Scienze Weizmann di Rehovot, in Israele, a cui hanno partecipato scienziati di tutto il mondo tra cui Giovanni Blandino e i suoi collaboratori dell’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma. I microRNA sono oggi al centro dell’attenzione di chi studia i meccanismi di crescita delle cellule tumorali con l’intento di bloccarle perché è ormai chiaro che queste piccole molecole hanno la capacità di ridurre l’espressione di un gene interferendo con gli RNA messaggeri che questo produce. Si tratta quindi di un meccanismo che potrebbe potenzialmente aprire la strada a nuovi approcci terapeutici per frenare selettivamente la crescita delle cellule tumorali. Nel caso del lavoro appena pubblicato su Science Signaling, la riduzione del numero dei micro RNA indotta dall’EGF toglie il freno alla produzione di vari fattori oncogeni. La controprova è venuta dall’analisi di cellule tumorali provenienti da neoplasie della mammella e del cervello caratterizzate da un’eccessiva attività del recettore per il fattore di crescita epiteliale (EGFR) o di HER2, che gli è strettamente apparentato: in entrambi i casi la quantità dei 23 microRNA appena individuati è risultata ridotta.
Come EGF toglie il freno al cancro
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Tre uomini convinti di essere Gesù, i molti «Napoleoni» ricoverati nella Francia dell’Ottocento, persone che percepiscono un proprio arto come estraneo: nel suo saggio, lo psicologo Douwe Draaisma attraversa alcuni dei più singolari inganni della mente. Ma “I tre Gesù del Michigan e altri curiosi casi di illusioni e inganni della mente” (Codice Edizioni, 2026) è anche un viaggio nella storia della psichiatria e nel modo in cui è cambiato il nostro sguardo sui suoi pazienti. Perché i deliri non nascono fuori dal tempo: parlano dell’epoca, della cultura e dell’ambiente in cui prendono forma. Mostrando il tentativo della mente di preservare, anche nelle condizioni più estreme, una propria coerenza.
C’è poco da girarci intorno: molti disturbi psichiatrici, per terribili che siano a livello umano, ci risultano affascinanti. Non è un caso che abbiano ispirato libri e film, a volte autobiografici, altre più o meno romanzati: da Una stanza piena di gente di Daniel Keyes a A beautiful mind, da La ragazza interrotta (che è stato sia libro sia film) fino all’opera omnia del neurologo Oliver Sacks, che di quei disturbi ha fatto il centro della sua narrazione in chiave divulgativa.