fbpx Coltivare il mare: nuove frontiere per il futuro del pianeta | Page 24 | Scienza in rete

Coltivare il mare: nuove frontiere per il futuro del pianeta

Read time: 2 mins

Si può coltivare in mancanza di terreno agricolo? Lunedì 21 luglio all’Università di Milano-Bicocca Sahida Zubair, imprenditrice maldiviana che ha avviato una fattoria sostenibile su un’isola dell’arcipelago, e Idrees Rasouli, ricercatore dell’Imperial College di Londra che ha brevettato una tecnica per coltivare anche in mare, racconteranno le proprie esperienze sull’utilizzo di particolari tecniche agricole che permettono di coltivare il terreno in ambienti dove spesso è limitato.

Idrees Rasouli ricercatore dell’IDE Innovation Design Engineering, MA Royal College of Art, MSc Imperial College London, ha progettato e brevettato SeaLeaf, una metodologia di coltivazione idroponica (una tecnica di coltivazione fuori suolo) che si basa su unità idroponiche modulari in grado di galleggiare in mezzo al mare e di produrre vegetali senza consumo di terra agricola. SeaLeaf verrà testata presso il MaRHE Center (Marine Research and Higher Education Center), il centro di ricerca e formazione sulla sostenibilità ambientale e sulla protezione della scogliera corallina dell’Università di Milano-Bicocca nel quale si svolgono master e corsi rivolti anche agli studenti maldiviani, aperto sull’isola di Maghodoo nel 2011 in collaborazione col governo della Repubblica delle Maldive e col sostegno del ministero degli Affari Esteri.

Shahida Zubair Managing Director at Island Organics Pvt.Ltd. Maldives, collegata in video conferenza direttamente dalle Maldive, presenterà il progetto “Island Organics Pvt. Ltd.”, l’unica fattoria alle Maldive che coltiva con metodi tradizionali, un esempio di attività imprenditoriale e sostenibile per la produzione di alimenti biologici, come lo sciroppo ottenuto dalla lavorazione dello zucchero di cocco. La fattoria si trova sull'isola di Marikilu, nell’Atollo di Baa.

Ufficio Stampa Milano-Bicocca

Sezioni: 
Sostenibilità

prossimo articolo

(Ri)guardare ER nel 2026

screenshot dalla sigla di ER Medici in prima linea

Rimesso a disposizione su Netflix, "ER – Medici in prima linea" resta un caposaldo dei medical drama. Rivederla a oltre trent’anni dal debutto non significa solo ritrovare casi clinici e personaggi, ma misurare quanto siano cambiati la medicina e il lavoro sanitario non meno delle rappresentazioni sociali della malattia. E forse anche accorgersi che, più delle pratiche e della realtà, a evolversi rapidamente sono stati i modi di raccontarle.

Nell'immagine di copertina: screenshot dalla sigla di ER - Medici in prima linea

Netflix ha messo a disposizione sulla sua piattaforma la serie ER – Medici in prima linea. Per chi l’aveva appassionatamente seguita ai tempi, odi et amo: da una parte ci toccano 15 anni di puntate da rivedere, dall’altra è l’occasione di immergersi in una serie nota, amata e che ha letteralmente fatto la storia di enorme successo dei medical drama. E, in questo modo, anche di farsi due conti su come è cambiata non solo la medicina sensu strictu, ma anche i suoi rapporti con la società e il modo di raccontarla.