fbpx CNR e RINA, un accordo a sostegno di ricerca e innovazione | Scienza in rete

CNR e RINA, un accordo a sostegno di ricerca e innovazione

Primary tabs

Read time: 3 mins
Il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, prof. Luigi Nicolais e il Presidente e Amministratore Delegato del RINA, ing. Ugo Salerno, hanno firmato oggi nella sede del CNR un accordo quadro per favorire la valorizzazione dei risultati dei progetti di ricerca, il trasferimento tecnologico, la progettazione di servizi, prodotti e processi innovativi.

Le aree di intervento riguarderanno i settori scientifici e produttivi a più alto potenziale di crescita e di discontinuità tecnologica come le nanotecnologie e i materiali compositi; l’edilizia sostenibile; l’energia e l’utilizzo di fonti rinnovabili; l’additive manufacturing; la sicurezza alimentare; la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale; le biotecnologie avanzate.

Inoltre, attraverso lo sviluppo di progetti e multidisciplinari e intersettoriali, verrà favorita la attivazione di reti e partenariati, nazionali e internazionali, per la partecipazione ai programmi di ricerca e innovazione comunitari e sostenuto il rafforzamento della rete dei laboratori pubblico-privati, dei distretti produttivi e tecnologici.

In particolare, CNR e RINA, attraverso la controllata D’Appolonia integreranno, potenzieranno e valorizzeranno le attività di ricerca, progettazione e intervento del Distretto Tecnologico STRESS - Sviluppo Tecnologie e Ricerca per l’Edilizia sismicamente Sicura ed ecoSostenibile - di cui sono entrambi soci fondatori.

In particolare, CNR e RINA, attraverso la controllata D’Appolonia integreranno, potenzieranno e valorizzeranno le attività di ricerca, progettazione e intervento del Distretto Tecnologico STRESS - Sviluppo Tecnologie e Ricerca per l’Edilizia sismicamente Sicura ed ecoSostenibile - di cui sono entrambi soci fondatori.

“Quest’accordo consolida una rete di eccellenze, di cui il RINA e il CNR sono animatori e apre a nuove opportunità per la ricerca e il trasferimento di risultativi e metodi scientifici al tessuto produttivo e imprenditoriale”, così il Presidente del CNR, prof. Luigi Nicolais, che ha proseguito, “la scelta di valorizzare, integrando e potenziando le attività, del distretto tecnologico STRESS va, poi, nella direzione di alimentare e potenziare le iniziative di innovazione territoriale proiettandole in una dimensione internazionale. Difatti i progetti ad alto impatto sociale, come quelli sulla sicurezza del patrimonio edilizio piuttosto che quelli sui compositi, o quelli a elevata complessità tecnico-scientifica, come nel caso dei nanomateriali o delle biologie avanzate piuttosto che dei beni culturali, consentono di integrare conoscenze e tecnologie sviluppate in più ambiti scientifici e al tempo stesso di concentrarne i benefici su specifici ambiti produttivi, favorendo l’innovazione e la crescita competitiva dei sistemi produttivi locali”.

“La finalità principale delle politiche di ricerca e sviluppo tecnologico è strutturare, partendo dal sistema paese, un'economia della conoscenza a livello mondiale”, ha dichiarato Ugo Salerno, Amministratore Delegato del RINA. “In quest'ottica, l’obiettivo è arrivare ad ottimizzare la cooperazione tra le diverse fasi di azione e progetto, coordinare al meglio le politiche internazionali, rafforzare le potenzialità strutturali e il collegamento in rete dei gruppi di ricerca, valorizzando la messa a punto di soluzioni replicabili sui contesti locali dove il maggior impatto in termini di ricadute economiche e sul mondo del lavoro è atteso. La forza del CNR e la consolidata esperienza del RINA saranno in grado di supportare la creazione di un eco-sistema integrato dell’innovazione e ricerca: il nostro Paese deve imparare a lavorare in squadra, a cooperare e competere”.

Ufficio Stampa CNR

Sezioni: 
Politica della ricerca

prossimo articolo

Le liste d'attesa spiegate al popolo

Persone in attesa in ospedale

Qualche settimana fa l’annuncio trionfante di un miglioramento delle liste d’attesa, cui non sembra tuttavia corrispondere l’esperienza di tante persone. Il fatto è che ci si riferisce alle sole liste d’attesa per le prestazioni diagnostiche e ambulatoriali, mentre rimangono sterminati i tempi per esempio per le ammissioni alle strutture socioassistenziali o per la definizione delle disabilità. E comunque appare evidente che molto c’è da migliorare nella raccolta e trasferimento dei dati su quel che succede per davvero. Foto di Navy Medicine su Unsplash.

L’interesse per il tema delle liste di attesa non si attenua mai, ma ogni tanto questo interesse ha dei picchi come avvenuto di recente quando in base ai dati del primo quadrimestre 2026 confrontati con quelli del 2025 è sembrato che finalmente qualcosa si stesse muovendo, tanto da far titolare il Sole24 Ore “Liste di attesa, miglioramenti in 16 Regioni”.