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La cerimonia di apertura

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Con la cerimonia d’apertura dalla Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, è partita ufficialmente l’edizione del Festival della Scienza dedicata all’Immaginazione. Dopo i saluti di rito del sindaco della città Marco Doria che ha ricordato quanto la ricerca scientifica sia indispensabile come supporto nei casi di rischio ambientale, è stato Vittorio Bo a introdurre il programma del festival, che prevede subito i primi incontri con il ciclo Festival10 - un racconto corale del festival fatto da 10 scienziati che rappresentano il riferimento in 10 punti nodali della scienza moderna. 

L’offerta di eventi di questa edizione è però molto variegata e multidisciplinare, per mostrare tutti gli strumenti che anche la ricerca scientifica può mettere in campo anche per uscire in tempi brevi dalla crisi economica che coinvolge tutto il Pianeta. In questo senso, ha sottolienato Bo, dei segnali positivi arrivano dalle statistiche di sicrizione alle facoltà scientifiche, che risultano essere in aumento. Un’attenzione verso le scienze che il Festival di Genova esalta con la sua parte di programma dedicata al futuro e ai giovani, soprattutto nel contesto Europeo (Progetto Europa è uno degli eventi di punta della X edizione). Bo ha ringraziato anche i media partner, come Telecom che garantisce la possibilità di assistere a distanza al Festival, con le dirette streaming.
La prima conferenza prevista, per il ciclo Festival10, è affidata Giacomo Rizzolati, sul tema delle neuroscienze. 

Il coro ‘Lollipop’ ha chiuso la cerimonia di apertura intonando Imagine di John Lennon.

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Genova

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Finita la scuola, si smette di parlare del problema, che però permane, pronto a ripresentarsi l’anno successivo. Bisognerebbe partire da una mappatura termica degli edifici, introdurre protocolli comuni e realizzare interventi su schermature, climatizzazione e fotovoltaico. Le coperture possono arrivare dalle aste CO₂, dal Conto Termico e dai fondi europei. Foto di Slow Death su Pixabay.

Aule delle scuole che superano i 35 gradi, studenti affaticati, docenti costretti a lavorare con le finestre spalancate, dirigenti svenuti durante la maturità e piccoli ventilatori portati da casa. Esami affrontati in edifici che assorbono calore durante tutta la giornata e continuano a restituirlo anche quando fuori la temperatura comincia a diminuire.

Ogni estate assistiamo alle stesse immagini; poi termina la scuola, il problema scompare dal dibattito pubblico e tutto viene rinviato all’anno successivo.