Un team di ricercatori ha realizzato un materiale con cui costruire catalizzatori economici per la produzione di idrogeno. Il basso costo e la possibilità di operare anche con acqua di mare potrebbero finalmente aprire nuove frontiere nel campo delle fonti energetiche.
Hemamala Karunadasa, Christopher Chang e Jeffrey Long, ricercatori del Dipartimento di Chimica dell'Università di Berkeley, hanno scoperto che un complesso metallico realizzato utilizzando il molibdeno come metallo di transizione può, attraverso un ciclo di ossido-riduzione, trasferire elettroni all'acqua che, in tal modo, libera idrogeno. In sostanza il molibdeno passa ciclicamente da valenza 2 a valenza 4 e in questo passaggio trasferisce 2 elettroni all'idrogeno dell'acqua che, riducendosi, libera idrogeno molecolare.
Attualmente la possibilità di utilizzare l'idrogeno quale fonte energetica alternativa è fortemente frenata dai costi. La produzione diretta di idrogeno dall'acqua, infatti, deve utilizzare quale catalizzatore il platino, un elemento chimico estremamente costoso. Questo spiega come mai la maggior parte dell'idrogeno impiegato nell'industria provenga dal gas naturale.
Una volta perfezionata, la scoperta potrebbe dunque rendere meno proibitiva la strada della produzione di idrogeno dall'acqua. E visto che i ricercatori affermano che il ciclo di produzione dell'idrogeno con il nuovo catalizzatore può funzionare anche con acqua di mare, le nostre riserve di idrogeno finirebbero col diventare praticamente illimitate.
Catalizzatori a buon mercato
Primary tabs
prossimo articolo
Quando nasce davvero l’ambientalismo?

"Silent Spring", di Rachel Carson, è diventato nel 1962 il simbolo della nascita dell’ambientalismo moderno. Ma già prima una serie di esperienze aveva cominciato a mettere in discussione la fiducia illimitata nella crescita economica e nel progresso tecnologico. Le ripercorre Stefano Nespor: dal movimento antinucleare alla nascita della IUCN e del WWF, dall’Anno geofisico internazionale al primo romanzo ecologista. Esperienze in cui scienziati, intellettuali e associazioni contribuirono (spesso indipendentemente gli uni dagli altri) a costruire una nuova consapevolezza: la natura non era soltanto una risorsa da sfruttare, ma un patrimonio da conoscere e proteggere.
Negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda guerra mondiale, entrambi i blocchi dei Paesi vincitori, i Paesi a economia di mercato e i Paesi socialisti, hanno posto in primo piano, anche se per diverse finalità, il medesimo obiettivo: la crescita economica e lo sviluppo. L’obiettivo per i primi era la realizzazione di un ordine economico internazionale basato sul libero mercato. Per i Paesi del blocco socialista era la realizzazione della futura società socialista.