fbpx Camminata e aspettativa di vita | Page 4 | Scienza in rete

Camminata e aspettativa di vita

Primary tabs

Read time: 1 min

Le valutazioni dell'aspettativa di vita di una persona anziana basate sulla velocità della sua camminata risulterebbero molto più accurate delle previsioni basate solo su età e sesso.
La nuova strategia valutativa emerge dalla ricerca del team di Stephanie Studenski (University ofPittsburgh) pubblicata su JAMA e basata sull'analisi dei dati raccolti tra oltre 34 mila ultra sessantacinquenni in 9 differenti studi effettuati tra il 1986 e il 2000.

Oltre ai normali dati personali – età, sesso, colore della pelle – solitamente impiegati per analisi statistiche sulle aspettative di vita, negli studi si è rilevata anche la rapidità del passo in una normale camminata. Analizzando i dati riguardanti i circa 17 mila anziani ancora in vita, i ricercatori hanno notato una correlazione tra l'aspettativa di vita e la velocità della camminata, correlazione che diventa particolarmente significativa quando l'età supera i 75 anni.
Secondo lo studio, le previsioni sull'aspettativa di vita basate sull'età, il sesso e la velocità della camminata sono altrettanto affidabili di quelle che tengono conto anche di parametri clinici, quali la pressione del sangue e l'indice di massa corporea, e dei dati di ospedalizzazione. La spiegazione suggerita dai ricercatori si basa sul fatto che camminare richiede non solo disponibilità di energia, ma anche il controllo di numerosi organi e la piena efficienza del sistema circolatorio,nervoso e muscolo-scheletrico. La diminuzione della rapidità della camminata, dunque, rifletterebbe un sistema corporeo con qualche problema.

PhysOrg

Autori: 
Sezioni: 
Vecchiaia

prossimo articolo

La variabilità genetica non è un rumore di fondo. In ricordo di Guido Modiano


Il 2 gennaio è scomparso il genetista Guido Modiano, scienziato rigoroso e persona esigente, ha preso parte ai lavori di ricerca che hanno guidato la transizione dalla genetica classica a quella molecolare. Cruciale il suo contributo nel dibattito su razza e razzismo.
 

Immagine di copertina creata con ChatGPT

La scomparsa di Guido Modiano, il 2 gennaio scorso all’età di 94 anni, lascia un vuoto culturale nella comunità degli studiosi di biologia umana, che perde un protagonista storico della ricerca sui fattori genetico-molecolari coinvolti nei processi adattativi di popolazioni distribuite in contesti ecologico-sociali diversi. Inoltre, la riflessione critica che in Italia — ma non solo — ha contribuito a chiarire che la natura della variabilità genetica nelle popolazioni umane rende scientificamente insignificante il concetto di razza, gli deve molto.