fbpx Bye bye SUSY? | Page 17 | Scienza in rete

Bye bye SUSY?

Primary tabs

Read time: 2 mins

I primi risultati dell'esperimento MEG riducono notevolmente la probabilità che possa esistere un tipo di decadimento subatomico ritenuto fondamentale per la teoria supersimmetrica.

Per i fisici è semplicemente SUSY (da SUper SYmmetry) e indica il tentativo in atto dagli anni 70 di dare un assetto più ordinato al cosiddetto Modello standard, la teoria che descrive il mondo delle particelle elementari e le loro interazioni. La maggiore eleganza e semplicità di SUSY decantate da molti fisici, però, non bastano per rendere valida la teoria. Il banco di prova è l'individuazione sperimentale delle particelle e dei fenomeni che la teoria prevede e l'esperimento MEG – gestito dall'Istituto svizzero Paul Scherrer – ha proprio come obiettivo la ricerca del segnale di uno dei fenomeni chiave della teoria supersimmetrica: il cosiddetto “muegamma”, termine che indica il decadimento del muone in un positrone e in un fotone.

Le misure di straordinaria precisione di MEG raccolte negli ultimi due anni e di prossima pubblicazione su Physical Review Letters indicherebbero che il decadimento coinvolge meno di un muone su cinquecento miliardi, un valore che sposta davvero al minimo la possibilità della sua esistenza. Secondo Alessandro Baldini (INFN di Pisa), coordinatore di MEG, le misure non escludono completamente che uno dei vari modelli di SUSY possa essere valido, ma riducono notevolmente per i fisici le possibilità di variazione dei parametri necessari ai modelli.
Per il momento, insomma, sembra che SUSY debba attendere.

INFN - Paul Scherrer Institute - MEG Paper

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Terapie riparative? No grazie: non c’è niente da riparare

Coppia con bandiera arcobaleno

Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
 

Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.