fbpx Antico amore provato dai geni | Page 2 | Scienza in rete

Antico amore provato dai geni

Read time: 2 mins

Ne parlano la Bibbia e il Corano, e ora la genetica viene a suggerire che forse sì, c’è davvero la possibilità che la leggendaria regina di Saba si sia unita al re Salomone e abbia dato alla luce un figlio, o meglio che le antiche popolazioni dell’Etiopia si siano mescolate con altre di origine semitica circa 3000 anni fa. A dire la verità, infatti, lo studio condotto da un’équipe internazionale guidata da Luca Pagani, dell’Università di Cambridge, ovviamente non fa nomi: quel che i ricercatori hanno osservato, dall’esame del genotipo di 235 appartenenti a una decina di gruppi etnici dell’Etiopia e di popolazioni confinanti, è soltanto la presenza nella popolazione etiope di caratteristiche genetiche diverse da quelli presenti nelle altre popolazioni africane, per esempio l’allele SLC24A5  associato alla pigmentazione chiara della pelle degli Europei. A sostenere l’associazione di questo dato con il racconto mitico c’è l’epoca in cui questi geni sarebbero entrati nel continente africano, stimata intorno ai 3000 anni fa, e la maggior somiglianza delle caratteristiche genetiche di questi gruppi di abitanti dell’Etiopia con popolazioni di Israele e della Siria, che non con altre arabe o dello Yemen, geograficamente più vicine.

I risultati confermano quindi altre ricerche di linguistica secondo cui l’etiosemitico, un idioma parlato in alcune parti del paese africano, si sarebbe staccato dal ceppo originario nella stessa epoca, circa 3.000 anni fa. 

Am J Hum Gen, 21 giugno 2012

 

 

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.