Finalmente si sa come funziona almeno una di quelle molecole antichissime dal punto di vista evolutivo, coinvolte nell’immunità più primitiva, quella innata, chiamate pentraxine. Quella ribattezzata PTX3 regola l’infiammazione inibendo il reclutamento dei leucociti neutrofili e lo fa legandosi a un’altra molecola, la P-selettina, che viene espressa dalle cellule endoteliali in presenza di uno danno tissutale o di uno stimolo infiammatorio. Il meccanismo è stato messo in luce da un lavoro italiano pubblicato su Nature Immunology e coordinato da Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’IRCCS Humanitas di Milano. «Un altro aspetto interessante di questo studio» ha commentato il ricercatore, che è anche prorettore alla ricerca scientifica dell'Università degli Studi di Milano «è che la funzione regolatoria di questa molecola passa attraverso una sua glicosilazione, così come accade per gli anticorpi, di cui potrebbe quindi essere considerata in qualche modo un’antenata». La ricerca, finanziata da AIRC, avvicina il momento in cui questa sostanza, scoperta dallo stesso Mantovani all’inizio degli anni novanta, potrà essere utilizzata a scopo terapeutico, per esempio contro le infezioni fungine da Aspergillus fumigatus, un vero flagello per i malati di tumore.
Antenati degli anticorpi?
Primary tabs
prossimo articolo
Quando nasce davvero l’ambientalismo?

"Silent Spring", di Rachel Carson, è diventato nel 1962 il simbolo della nascita dell’ambientalismo moderno. Ma già prima una serie di esperienze aveva cominciato a mettere in discussione la fiducia illimitata nella crescita economica e nel progresso tecnologico. Le ripercorre Stefano Nespor: dal movimento antinucleare alla nascita della IUCN e del WWF, dall’Anno geofisico internazionale al primo romanzo ecologista. Esperienze in cui scienziati, intellettuali e associazioni contribuirono (spesso indipendentemente gli uni dagli altri) a costruire una nuova consapevolezza: la natura non era soltanto una risorsa da sfruttare, ma un patrimonio da conoscere e proteggere.
Negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda guerra mondiale, entrambi i blocchi dei Paesi vincitori, i Paesi a economia di mercato e i Paesi socialisti, hanno posto in primo piano, anche se per diverse finalità, il medesimo obiettivo: la crescita economica e lo sviluppo. L’obiettivo per i primi era la realizzazione di un ordine economico internazionale basato sul libero mercato. Per i Paesi del blocco socialista era la realizzazione della futura società socialista.