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Ambasciate italiane: uno strumento per rilanciare la ricerca

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”Scienza e diplomazia sono alleate naturali. Non c’è sfida globale – dalle minacce alla sicurezza energetica e alimentare alla lotta al cambiamento climatico e alle pandemie – che la diplomazia possa illudersi di vincere senza l’aiuto della scienza”. Con queste parole Emma Bonino, Ministro degli Affari Esteri, ha inaugurato la Riunione degli Addetti Scientifici, tenutasi alla Farnesina il 18 e 19 luglio scorso. Accanto a lei sedeva Maria Chiara Carrozza, Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca: insieme hanno assistito alla firma di una convenzione operativa tra Ministero per gli Affari Esteri e Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). Tale firma, però, era solo il preambolo di una Riunione durata due giorni in cui si è cercato di cogliere le best practice per rilanciare la ricerca italiana all'estero (e gli investimenti esteri e europei in ricerca in Italia).

Sin da subito si è sottolineato che da ben dieci anni non si teneva una riunione degli addetti scientifici presso le Ambasciate italiane, nonostante l'importanza che la cooperazione scientifica ricopre all'interno della nostra politica estera. La Ministro Bonino ha infatti esortato l'Italia ad “uscire dal guscio del provincialismo, superare la paura dei cervelli in fuga e aiutare piuttosto i nostri talenti all’estero a fare esperienza e tornare poi in Italia”.

All'interno di questo quadro politico generale si è  inserito l'obiettivo concreto proposto dalla Ministro Carrozza: “Nel 7° Programma Quadro abbiamo ottenuto una quota non superiore al 9% dei fondi disponibili, fondi ai quali il nostro Paese ha contribuito nella misura del 14% circa e questo ha significato una perdita complessiva per la ricerca di oltre 2,5 miliardi. Se in Horizon 2020 la performance non dovesse migliorare la perdita ammonterebbe a 3,5 miliardi: una cifra che il nostro sistema non può più permettersi”. Lungo il binario tracciato dai Ministri ha potuto finalmente prendere il via la Riunione degli Addetti Scientifici vera e propria.

La Riunione era strutturata in una serie di sessioni tematiche (ricerca, università, impresa), che, davanti alla platea dei circa venti attaché presenti, vedevano succedersi  i vertici delle principali istituzioni di ricerca e imprese italiane: Cnr, Asi, Infn, Inaf, Elettra-Sincrotone di Trieste, Crui, Politecnico di Milano e Torino, Expo Milano 2015, Confindustria, STMicroelectronics Italia, e altri.
Durante le presentazioni gli ospiti hanno mostrato i progetti di ricerca di eccellenza in cui erano coinvolti e, laddove possibile, hanno suggerito agli addetti scientifici nuove possibilità di aiuto alle proprie istituzioni.

L'interesse degli addetti era evidente, dopo un decennio in cui non avevano avuto un coordinamento centrale forte. Più volte, infatti, hanno espresso gratitudine all'Ambasciatore Andrea Meloni, a capo della Direzione generale per la promozione del Sistema Paese, che aveva organizzato e fortemente voluto la Riunione. Al termine delle sessioni, prima che l'Ambasciatore Meloni e gli addetti scientifici si ritirassero in seduta a porte chiuse per delineare le nuove tappe del rilancio della cooperazione scientifica italiana, gli addetti scientifici hanno a loro volta evidenziato i principali problemi riscontrati mentre operano dall'estero per l'Italia.

I problemi erano riassumibili in tre grandi aree. Innanzitutto un grave deficit di comunicazione dell'eccellenza nella ricerca scientifica italiana, come ha sottolineato molto chiaramente l'attaché all'Ambasciata Italiana a Berlino, Matteo Pardo, secondo cui per l'opinione pubblica tedesca (al netto dei luoghi comuni) al più siamo dei bravi designer, ma non degli eccellenti scienziati. In secondo luogo, una carenza di personale, come sottolineato dall'addetto scientifico in Svezia e Norvegia, Piero Mazzinghi, che ha riproposto un modello di borse di studio con il Cnr già sperimentato anche in ambiti diversi dalla cooperazione scientifica; infine, tema sottolineato dai più, una certa incoerenza e mancanza di coordinamento nel pulviscolo di iniziative individuali delle singole istituzioni scientifiche e imprenditoriali, un pulviscolo che spesso impedisce agli addetti scientifici di capire quali siano le vere eccellenze o i progetti su cui investire.

La riunione è stata estremamente efficace, orientata al concreto e chiara nel delineare i problemi da risolvere per rilanciare la science diplomacy italiana, uno strumento da non sottovalutare in un contesto di crisi generale del Sistema Italia (per inciso: gli attachè si sono pagati di tasca propria il viaggio dalle loro missioni all'Italia). Nei prossimi mesi, sicuramente, vedremo i frutti di questa interessante Riunione.

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Politica e ricerca

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